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June 30 Ecco qui una breve e veloce guida per recuperare le scatole nere disperse nei vari livelli di Halo Wars. Non è difficile trovarle, ma data la loro dimensione contenuta su schermo, e considerando che verrete costantemente “intrattenuti” dai Covenant e dai loro attacchi, è possibile che non le notiate nemmeno. Ricordo che recuperare le scatole nere non porta direttamente al conseguimento di nessun obiettivo, ma ognuna di esse sbloccherà uno degli eventi della Linea Temporale di Halo (il completamento della stessa porterà al raggiungimento di un obiettivo). Missione 1: Base Alpha Sotto l’ultimo ponte, prima di arrivare nella Base Alpha. Scendete usando uno scivolo. Missione 2: La reliquia All’interno di una recinzione a Nord della mappa, ad Ovest rispetto all’ingresso alla reliquia. Missione 3: Interni reliquia All’inizio della mappa, uscite dalla reliquia e scendete lungo il passaggio innevato fino a giungere ad uno spiazzo. Missione 4: Città di Arcadia Ai piedi di un edificio accanto ad uno dei due punti in cui è possibile erigere una base. Qui è possibile anche liberare Adam, che andrà scortato fino ad una navetta per sbloccare il relativo obiettivo. Missione 5: Dintorni di Arcadia Nello spiazzo nell’erba a Sud della base Covenant da distruggere per terminare la missione. Data la gran quantità di nemici, consiglio di recuperarlo quando si avrà il controllo del Team Omega composto da Spartan. Missione 6: Cupola di luce Nel punto in cui dovete posizionare il terzo Rhino, nella zona che si deve raggiungere con un Pelican. Se mandate una squadra, meglio di Spartan, a ripulire la zona dalle forze Covenant, approfittatene per recuperare la scatola nera. Missione 7: Scarab Nel muro di roccia in cui è incastrato lo Scarab in costruzione, ad Est è presente una rientranza in cui sono presenti anche diversi rifornimenti. Missione 8: Segnale di Anders Su un altopiano ad Est del punto, all’inizio della missione, in cui sono schierati i Covenant. Missione 9: I Flood
Nell’angolo Ovest, in una piccola valle protetta da steli Flood. Missione 10: Pianeta Scudo Alle spalle del Team Bravo. Missione 11: Purificazione Sullo scafo non raggiungibile a piedi della Spirit of Fire, nella zona Ovest. Recuperatelo con un mezzo aereo. Missione 12: Riparazioni Sempre sullo scafo, anche questo nell’angolo Ovest. Recuperate anche questa con un mezzo aereo. Missione 13: Testa di sbarco A Nord Est del secondo teletrasporto che conduce all’ultima base Covenant. La scatola nera si trova in un altopiano raggiungibile anche a piedi. Missione 14: Reattore In mezzo ad un bosco, accanto alla prima salita che il reattore deve superare. Si può raggiungere anche a piedi. Missione 15: Fuga A Nord, a ridosso di un angolo della cupola. June 25 Torna all’indice… Gandalf sollevò stancamente la testa e fissò la porta quando si aprì. L’orco braccio destro di Saruman, Kommon, entrò spingendo un carrello portavivande, il cui contenuto era nascosto da un grande coperchio di metallo. La prima volta che l’orco era entrato con il portavivande, il magone era sobbalzato credendo portasse gli strumenti di tortura: non aveva con sé pinze od i cavi elettrici usati per ricaricare le batterie delle auto, ma quello che portava non era di certo meglio. Quando tolse la campana, il cibo che custodiva fece rivoltare lo stomaco di Gandalf, e non dovette vomitare solo perché erano ormai due giorni che non mangiava nulla. In quel demoniaco buffet non mancava nulla che potesse scontrarsi con la sua fede: streghe sabbiose, acqua imbottigliata in plastica con etichette non viola, pomodori probabilmente coltivati a latitudini inferiori al 61° Nord, posate non lavate con la cenere di un tronco di frassino cresciuto all’ombra di un cipresso. L’unica cosa commestibile, perché Lost Food non ne parlava, era il caviale di Beluga, una montagnetta dal valore di almeno 200 monete d’oro, che però a Gandalf faceva schifo comunque e non l’avrebbe mangiato nemmeno morto. Kommon era ormai spazientito. Avevano recuperato quel terrorista dal robot che aveva distrutto l’Istituto Superiore di Sanità e ucciso il Dottor Kirg precipitando su Isengard, e l’avevano ricoverato in una clinica della città. Sauron temeva potesse morire, sia perché aveva giurato di aiutare chiunque, sia perché voleva avere tra le mani uno degli adepti del Culto del Furmentun, a cui far sputare la verità sui loro attacchi contro di lui. Gandalf si era svegliato dopo poche ore, ed era stato rinchiuso in una stanza della torre in cui si trovavano anche gli uffici privati di Sauron, in attesa che quest’ultimo decidesse di consegnare il terrorista alle forze dell’ordine, o Gandalf si convincesse a parlare e rilevare i piani del Culto del Furmentun atti a distruggere e danneggiare le sue aziende. - Non otterrà nulla, con uno sciopero della fame. – disse infine Kommon, interrompendo il silenzio che si prolungava ormai da diversi minuti. Gandalf fissava il suo aguzzino. – Non mangerò mai quelle porcherie! Portale via e dalle ai porci, se non vomitano vedendole. - Ma cos’hanno che non va? – Kommon non riusciva a capire per quale motivo il suo capo volesse rimpinzare quel dannato terrorista con tutto quel ben di Dio… ma che facesse la fame, così magari avrebbe parlato, mentre lo stomaco gli ruggiva. - Quell’acqua è imbottigliata! - E allora? E’ perché è nella plastica? - No, è perché non è stata attinta da un pozzo in cui ci sono delle lumache. La bocca di Kommon si distorse in un’espressione di disgusto. – Dannazione! Va contro le più basilari leggi dell’igiene… dev’essere pieno di malattie. - Anzi, è acqua sanissima! Hai mai visto una lumaca ammalata? Stanno solo dove non ci sono pesticidi o antiparassitari. L’orco, pensando a quando era un ragazzo di strada, costretto a rubare per potersi riempire la bocca almeno una volta al giorno, che doveva bere acqua lurida, in un impeto di rabbia ribaltò il carrello portavivande, gettando cibo sul pavimento. - Vedrà cosa succederà alla vostra dannata congrega! – minacciò Gandalf, puntandogli contro un dito, quindi uscì sbattendo la porta. Il magone, rimasto impassibile con le gambe incrociate sul letto, riconobbe nell’improvvisa aggressività dell’orco l’assunzione eccessiva di proteine animali da bovini nati in giorni dispari. Una di quelle cose che Lost Food insegna ad evitare…, pensò Gandalf. Il suo sguardo tornò a vagare fuori dalla grande finestra che dava su un terrazzo. Lì fuori si apriva la città di Isengard, qualcosa che nel resto della Terra di Mezzo non si poteva trovare. Grattacieli, edifici ricoperti da vetri, parchi botanici che s’insinuavano ed interrompevano i quartieri, traffico praticamente inesistente sulle strade ma grande uso di trasporto pubblico in metropolitane. In lontananza un aeroporto internazionale da cui partivano ed atterravano ogni pochi minuti aerei, accanto al quale era in preparazione, su un sito di lancio, la prossima missione dello shuttle realizzato dalla Saruman Spacecraft inc, per portare in orbita nuovi moduli per la costruzione della SSS(1). Ora che vedeva la città gli sembravano impossibili tutte quelle voci sul fatto che fosse invivibile, il cielo fosse costantemente ricoperto da smog che impediva al sole di illuminare le poche piante malate non ancora scacciate dal cemento, le fogne si riversavano nelle strade e le zanzare e altri insetti portatori di malattie vi prosperavano. L’unica cosa vera era il fatto che qui vivessero solo orchi, ma il pettegolezzo che li descriveva come primitivi, che passavano le giornate lungo le strade a massacrarsi l’un l’altro con mazze di ferro o bastoni, era decisamente sbagliata. Anche i medici che lo avevano curato mentre era svenuto dopo che il dannato robot che lo aveva rapito era precipitato su Isengard erano degli orchi, e lo avevano rimesso in piedi in poche ore, quindi non erano quei trogloditi che tutti dicevano. Nonostante ciò, era proprio la città in sé il problema: Saruman dove aveva preso i soldi per edificarla? Realizzare una città di quelle dimensioni, comprando i terreni in cui prima erano presenti una manciata di case di pietra, qualche stalla ed un pozzo, richiedeva molto denaro, e Saruman dove l’aveva trovato? Qualcuno sosteneva che aveva avviato un attività illegale e segreta quando lavorava in Olanda, qualcosa riguardante le montagne… probabilmente spaccio di scarponi da scalate o simili. Quella città che brillava al sole, in cui tutto sembrava rispettare le più recenti teorie della urbanistica, creando al contempo un luogo abitabile e piacevole a vedersi, poteva fondare le sue fondamenta su alpinisti che si ritrovavano gli scarponi che si spezzavano durante la traversata di un passo di montagna. Probabilmente quel basso edificio lì fuori, appena oltre il parcheggio, il “Canotti auto gonfianti d’emergenza Saruman”, era stato costruito con i soldi di escursionisti che hanno sofferto le vesciche sotto i piedi perché le scarpe erano di misure diverse da quelle dichiarate sulle confezioni. La porta si riaprì alle spalle di Gandalf, e quando il magone si voltò si trovò davanti niente di meno che lo stesso Saruman. Non l’aveva mia visto di persona prima di allora, ma solo su foto pubblicate nei giornali o in qualche servizio alla sfera di cristallo LCD. Di persona, comunque, aveva un aspetto diverso da quello pubblico: sembrava più vecchio, stanco, le rughe sulla fronte ed i lunghi capelli scompigliati lo facevano apparire più umano. L’imprenditore fissò per diversi secondi il terrorista, prima di parlare. – Perché? Gandalf alzò un sopracciglio, dubbioso. – Perché, cosa? Saruman sembrò sul punto di esplodere in un attacco di rabbia, ma si trattenne. – Perché mi attaccate, perché mi avete dichiarato guerra? Cosa credete di fare, salvare il mondo distruggendolo? - Non capisco cosa… – mormorò Gandalf. Sapeva che era successo un gran disastro, la fuori, quando il robot era precipitato sull’edificio adibito alle ricerche mediche, ma ignorava che tutti lo considerassero uno dei mandanti dell’attacco, un martire che pilotava il mostro meccanico in un attacco kamikaze. Ora Saruman perse la pazienza e gridò, stringendo ed agitando i pugni. – Dannazione! Sto cercando di migliorare la vita alla gente, e voi dannati ecoterroristi sparate ai miei camion, dirottate i miei aerei e bruciate le mie fabbriche! – Afferrò Gandalf per il bavero dell’abito da mago. - Avete fatto saltare in aria un ospedale pediatrico, ieri! Pensate che far morire bambini di malattia possa far piacere agli alberi ed alle bestie della foresta? Gandalf, angosciato dagli occhi infuocati del suo carceriere, cercava di liberarsi dalla presa di Saruman. – Cosa… Stai forse insinuando che io sia del Culto del Furmentun? Saruman lanciò il magone contro il letto, dove inciampò e cadde seduto. – Allora cosa ci facevi su un loro robot da guerra? - Io… – balbettò Gandalf. – Io ero al Tunnel di Moria, mentre accompagnavo… beh, amici in una gita, e siamo stati attaccati dal robot. Io ho distratto il mostro di ferro, mentre gli altri fuggivano, ma mi ha catturato e, dopo aver girato in lungo ed in largo per i cieli, siamo precipitati qui. – Non disse tutta la verità sulla loro missione dell’anello da portare a Mordor per distruggerlo: aveva sentito che Saruman era invischiato in affari con Sauron e non voleva dirgli nulla che potesse compromettere l’incolumità di Frodo e del resto della banda. Già bastava Frodo e la sua intelligenza a giorni alterni per rischiare di mandare a monte tutto, se poi ci avesse messo lo zampino Saruman con le sue magagne… - Ah, certo, devo crederci? – ribatté il ricco imprenditore. – Scommetto che un giorno, mentre eravate nel bosco, tu ed i tuoi amici fanatici del verde, hai buttato a terra la carta di una gomma americana. Gli altri ti si sono rivoltati contro e l’unico modo che hanno trovato per farti redimere era un attacco suicida contro le mie proprietà. Di certo volevi colpire la mia torre, per eliminare me e tagliare alla testa tutte le mie organizzazioni, ma visto che tutti gli edifici sono coperti da vetri la gibigianna che ti ha colpito gli occhi ti ha accecato e sei precipitato sul punto sbagliato. Gandalf fu tentato di ribattere che erano tutte follie, ma Saruman non aveva ancora terminato. – Schiantandoti sull’Istituto di Medicina hai ucciso alcuni tra i più importanti scienziati, intenti a salvare il mondo dalle malattie! Ma già, dimenticavo, voi amate i batteri, i virus ed i vibrioni… loro sono meglio degli uomini perché rispettano la natura! Il magone, disgustato all’idea di essere considerato un ecoterrorista, si drizzò in piedi dal letto, dimostrando di possedere un’agilità fuori dal comune per la sua età. – Finiscila con questa storia! Chi ti credi di essere? Non ho la più pallida idea di quale motivo porti quei folli ad attaccarti, ma nemmeno tu puoi dirti questo santo! – Allungò una mano verso la finestra della stanza, indicando la città all’esterno. – Quello come lo metti? Quali illeciti affari hanno portato la ricchezza necessaria a costruire Isengard? Punto nell’onore, Saruman sembrò calmarsi. – Non permetto che si metta in dubbio la mia onestà. Sono ricco perché ho lavorato, risparmiato e fatto ottimi investimenti. Qui non sono io il terrorista che ha ucciso un grande luminare della medicina, ma tu! Gandalf rincarò la dose. – E allora, la tua alleanza con Sauron? Ne parlano tutti! Quel tizio è un folle, un dio caduto che vuole distruggere il mondo! Saruman sbuffò, alzando le mani. – Ma perché tutti si impuntano su questa storia? Sauron è un bravo ragazzo… d’accordo, qualche millennio fa ha tentato di dominare il mondo, ma poi si è accorto che ti si creano dei casini indicibili con la logistica, spostamento di truppe per sedare le rivolte, e poi imparare tutte le lingue per farsi capire da tutti i popoli, e questo, e quell’altro… Ah, lasciamo perdere, gli ho detto, trovati un hobby e lascia perdere le rogne degli altri. Da quel giorno si è appassionato di cinema e passa il suo tempo a guardare film. ” D’accordo, è un po’ burbero… dopotutto un tempo era una divinità, e abitare in una torre pagando l’affitto ad una vecchia bisbetica farebbe girare le balle a chiunque… ma basta portargli un bel collirio per l’occhio arrossato e vedi che cambia da così a così. - Ma stai scherzando? – esclamò Gandalf. Il nemico aveva fatto il lavaggio del cervello a Saruman usando i suoi poteri divini? - E proprio voi del Culto del Furmentun dovreste essere felici del mio accordo con Sauron! Ho stipulato un accordo per lo sfruttamento dell’energia geotermica prodotta dall’attività magmatica del Monte Fato, per produrre elettricità a basso prezzo e senza inquinamento, in più facendo lavorare un centinaio di persone che, in caso contrario, adesso ingrasserebbero le file della criminalità locale. Gandalf era sconcertato. Accordi con Sauron? Energia geotermica? Ma erano tutti impazziti? Quello era un mostro, lo diceva anche la rinomata rivista platinata “L’hobbit ficcanaso”, mostrandolo mentre faceva l’ingresso ad una festa di Vip indossando uno smoking uscito di moda l’anno prima. Saruman alzò una mano, bloccando le parole in gola a Gandalf. – Ora basta. – disse con calma. – La nostra discussione è terminata e, poiché non hai intenzione di dire nulla che possa essermi d’aiuto, dopodomani verrai tradotto alla prigione a pochi chilometri da qui: ho già contattato il capitano della milizia locale e non vede l’ora di avere tra le mani un pazzo terrorista come te. Gandalf deglutì a fatica a quelle parole, capendo di essere finito davvero nei guai. In quel momento avrebbe mandato al diavolo le regole di Lost Food e avrebbe gradito volentieri un bicchiere d’acqua non attinto da una fontana invasa da lumache.
Ma i pellerossa non escono mai dai loro villaggi poiché sono in riserva?… _______________________________________ 1. Saruman Space Station. Pur essendo già da un po’ che ho finito la scuola, la fine dell’anno scolastico in questi giorni mi ha fatto pensare. Per cominciare sono felice che quel clima da buonismo sia finito, con quella dannata idea del sei politico, una delle follie che hanno distrutto l’Italia, e che adesso comincino a segare le gambine agli studenti che non hanno aperto il libro durante l’anno. Ero davvero furioso quando passavo le giornate a studiare e dovevo essere messo sullo stesso piano di chi non sapeva spiegare la legge di Ohm o in che anno e per quale motivo si è tenuta il Congresso di Vienna perché riteneva lo studio una pratica denigrante. Allo stesso modo ritenevo una beffa sostenere gli esami di terza superiore (non chiedetemi come si chiami tale classe, ora) con gente che non solo non era in grado di scrivere una frase qualsiasi, ma neppure il proprio nome (e non sto scherzando). Dato che gli esami sono comunque una di quelle esperienze nella vita che segnano davvero (ammetto di sognarmeli ancora, di tanto in tanto) e sono temuti, le tecniche sviluppate per poter sconfiggere questo mostro sono infinite. Ricordo che, quando dovevo fare gli esami di terza superiore, qualcuno era saltato fuori con l’idea di spedire un SMS con una traccia dello scritto ad un amico esterno all’edificio scolastico, quindi farsi rimandare con lo stesso metodo il tema scritto da copiare. Fattelo mandare tu il tema di quattro pagine via SMS, tra l’altro senza farti beccare, fattelo mandare tu! Un altro voleva riscrivere le tracce su un foglietto, andare in bagno e gettare quest’ultimo dalla finestra. Un complice avrebbe raccolto il foglietto, scritto il tema e lo avrebbe messo in una scatola di medicinali. A quel punto l’esaminando avrebbe simulato un malanno ed il complice sarebbe arrivato in suo aiuto portando le medicine che occultavano il testo da copiare. Doveva aver visto qualche James Bond di troppo… Oggi, invece, visto che tutti devono avere bisogno di tecnologia, e siti senza alcun senso, se non quello d’incoraggiare e giustificare la pigrizia e l’ignoranza degli studenti, cercano di guadagnarci, ecco che salta fuori l’orologio su cui memorizzare un anno di studi e poterlo leggere comodamente mentre si danno gli esami scritti. Per cominciare, sono sicuro che ci saranno una marea di studenti che, invece di studiare, se ne andranno in giro per negozi a cercare suddetto oggetto tecnologico, e poi passare ore a cercare di capire come funzioni. Poi, questo oggetto sono tre settimane che viene mostrato giornalmente su “Studio Aperto”: ora, questo orologio l’avranno visto la metà degli studenti italiani, diventando una specie di Must Buy, ma allo stesso tempo dev’essere conosciuto da qualunque professore che, ovviamente, farà il controllo dei dispositivi elettronici in possesso dei propri esaminandi. Se ai miei tempi non potevi tenere una calcolatrice, dubito che oggi si potranno tenere sul banco Iphone e robe simili. In effetti, mi chiedo se il servizio di “Studio Aperto”, andato in onda a ripetizione fosse indirizzato agli studenti o piuttosto agli insegnanti. June 21  Continuando con la mia esplorazione delle meraviglie dell’area valtellinese, oggi ho deciso di provare una escursione che ho trovato su una rivista. Avevo intenzione di andare in montagna, ma poiché aveva piovuto ieri ed era parecchio freddo, ho deciso di scegliere una gita a bassa quota, in una zona accanto alla quale passano migliaia di persone dirette in Svizzera o a Livigno da Milano e Lecco ma che, scommetto, ignorano l’esistenza di una meraviglia simile. Si può lasciare l’auto nel parcheggio dove Via Torelli incrocia Via Aldo Moro, poiché c’è sempre posto libero. Da qui si risale il Lungo Mallero Luigi Cadorna fino al caratteristico ponte coperto costruito dopo l’alluvione del 1987 che flagellò la Valtellina. Una volta oltrepassato il fiume Mallero, raggiungete la Piazzetta Carbonera, e da qui imboccate Via Ercole Bassi. Davanti a voi potete vedere la prima delle quattro cappelle della Madonna della Rocca, realizzata nel 1713, e, nell’idea dei suoi realizzatori, doveva essere il punto di partenza per una processione che avrebbe raggiunto la Madonna di Sassella incrociando altre 14 cappelle, ma l‘opera non venne mai completata. Si prosegue lungo Via Francesco Saverio Quadrio, oltrepassando Via Bernina, che conduce nella Valmalenco, ed imboccando Via Valeriana, accanto ad un piccolo campo giochi. Proseguendo, si possono ammirare alcune magnifiche abitazioni, oltre alla seconda cappella della Madonna della Rocca, fino a superare i campi di atletica/calcio e rugby. Giunti in fondo alla strada, dietro alla pizzeria, dove si trova anche la terza cappella, risalite la strada fino al primo tornante. Qui, al cartello che indica l’antica Via Valeriana, imboccate il sentiero tra le vigne. Dopo qualche decina di metri, potrete godere di una magnifica vista della valle, con Albosaggia adagiata ai piedi della montagna, oltre ad una superba mulattiera. Lungo il percorso è possibile vedere la prima destinazione del viaggio, il Santuario della Madonna di Sassella, oltre, a metà strada, della quarta ed ultima cappella della Madonna della Rocca, l’unica di cui è possibile vedere l’interno. Sassella è ormai vicina, raggiungibile in pochi minuti. La contrada, nonostante sia minuscolo, è un piccolo gioiello, con una piazza ben curata. Qui è possibile visitare il magnifico santuario, che vanta magnifici affreschi all’interno e, durante le ultime restaurazioni, all’esterno emersero i nomi di viandanti del ‘700 partiti dalla valle per raggiungere Roma durante gli anni giubiliari. Qui è anche presente un importante ristorante, Torre della Sassella, e la produzione di un vino che prende il nome dalla contrada. Proseguendo, si prende la strada asfaltata che scende verso la zona commerciale; arrivati a valle, a destra è possibile vedere una parete di roccia, in cui sono infissi chiodi per le scalate. Si continua risalendo la strada dietro all’Expert. La via si rivela essere in parte cementata ed in parte solo sterrata. Dopo aver percorso quasi un chilometro attraverso le vigne, la strada termina in un prato. Tenendo il lato destro, si risale lungo un sentiero che per un tratto attraversa un piccolo bosco, per poi giungere in altre vigne ed alla contrada di Ca’ Bianca. Appena prima della casa che delimita l’abitato, risalite attraverso le vigne fino a giungere alla contrada soprastante, Grigioni. Qui la risalita è piuttosto difficile in alcuni tratti per la pendenza delle vigne, e richiede un attimo per potersi orientare. Una volta giunti in cima alla salita ed essere giunti nella contrada di Grigioni, prendete la strada a sinistra e, arrivati alla fontana, la via asfaltata che risale verso Est. Dopo una lunga passeggiata ed aver svoltato a destra al bivio, arriverete a Triasso. Qui superate l’abitato e, al nuovo incrocio, prendete la strada che prosegue lungo una poco invitante salita. Dopo un primo tratto che potrebbe mettere a dura prova i muscoli delle vostre gambe, potrete godere della vista sulla media Valtellina da Colorina fino a Tirano, oltra a Sondrio dall’alto ed il monastero. Qui la strada prosegue per un paio di chilometri lungo le vigne senza particolari novità, fino a raggiungere l’incrocio per la contrada di Sant’Anna, con tanto di mappa e cartello con indicate le destinazioni ed i loro tempi. Prendete il sentiero sotto le imponenti mura del monastero e continuate a costeggiarle anche all’incrocio, fino a raggiungere la contrada di San Bartolomeo. Seguite l’asfaltata verso il basso e dove si unisce con la strada che unisce la Valmalenco a Sondrio. Cercate sulla strada un crocefisso, accanto al quale è presente un cartello con le direzioni: scendete la scalinata e proseguite fino a San Bartolomeo lungo il sentiero. Una volta nell’abitato, alla fontana andate prima a Est, quindi a Sud, passando sotto una bassa volta ed attraversando la zona adibita ad orti. Seguite il torrente e oltrepassatelo sul piccolo ponte. La strada prosegue lungo un bosco, scendendo fino alla contrada di Gombaro, un tempo rinomato luogo di villeggiatura sia in estate che in inverno. Superate il ponte e, seguendo all’incontrario la strada che portava al Fossati, potete ritornare alla macchina o fermarvi a mangiare nei diversi ristoranti ed alberghi lungo la via. | Informazioni sull’escursione: | | | Lunghezza: | 14 chilometri | | Numero di passi: | Circa 19500 | | Durata: | 3,5 ore o più | | Difficoltà: | 2/5 – alcuni punti nelle vigne possono essere faticosi e difficili | | Bellezza: | 4/5 lungo alcuni tratti; 5/5 l’interno del Santuario della Madonna di Sassella | | Potete trovare l’itinerario ed i principiali punti di orientamento in un file visibile in Google Earth nella casella a destra: | | | Potete trovare le foto scattate durante la mia escursione cliccando nella casella qui di fianco: | | June 14 Torna all’indice… Vincenzo I, continuando a spingere sui pedali della bicicletta, fissava il piccolo schermo del suo cellulare su cui compariva una cornetta che si muoveva e sotto la scritta “Sauron”. - Non ha ancora risposto? – chiese Jessica I, appena dietro la bicicletta del capo dei Nazgul. Erano dovuti uscire dalla foresta per poter chiamare il loro mandante, poichè tra gli alberi non riuscivano a trovare il campo per il cellulare, abbandonando così la possibilità di poter raggiungere Mordor senza essere individuati. Non che temessero quei quattro pistola che se ne stavano nell’area picnic, gridando il nome del nanetto dai piedi pelosi a cui i Nazgul stavano dando la caccia, anche perchè avevano dato giù di pedali come matti durante la fuga, prima sulla Statale, e poi di nuovo nei boschi, creando così una grande distanza da quelli, nel caso volessero inseguirli. Poi, dopo due settimane di ricerche infruttuose e l’esplorazione di buona parte della Terra di Mezzo, si erano finalmente concessi una nottata di sonno, passata prima a cantare attorno al fuoco, poi avevano giocato fino all’alba a “Trivial Pursuit Gazosa”, divertendosi come matti. No, in effetti non avevano chiuso occhio nemmeno quella notte, ed ora molti erano mezzi addormentati, come avevano dimostrato due componenti dei Nazgul che si erano schiantati contro altrettanti alberi quando si erano abbioccati al manubrio delle rispettive biciclette. Però si erano davvero divertiti quella notte, dopo tante tribulazioni… - No. – ammise Vincenzo I, chiudendo lo sportello del cellulare e rimettendolo in tasca. – Probabilmente sta guardando qualche d’uno di quei suoi film da coma, e non ha nessuno con le dita che gli prema il tasto del cellulare per accettare la telefonata. - Guardala così: quando arriveremo alla Torre Oscura e gli mostreremo i due hobbit, faremo una gran bella sorpresa, a Sauron. – ribattè Jessica I. - Esatto. – concordò Vincenzo I, allungando una mano per toccare l’hobbit che trasportava nel cestello davanti appeso al manubrio. – Vero, piccolo hob… Ma la mano sfiorava l’aria, nessun hobbit intercettava le sue dita. Vincenzo I voltò di scatto la testa in avanti, vedendo il cestello di vimini completamente vuoto. - Oh, maledizione… Pipino, sdraiato su un lato, si sentiva più un verme con la schiena spezzata che uno di quegli eroi dei film d’azione quando si trascinano imbavagliati e legati verso un termosifone dove sfilacciare le corde, mentre si dimenava nel fango per allontanarsi dallo spiazzo nel bosco e nascondersi tra le piante. Magari lì avrebbe trovato qualcosa con cui liberarsi… forse non un calorifero, ma almeno un sasso appuntito o qualche oggetto simile. Cantando “Nessuno mi può giudicare” come se ne andasse della loro vita, i Nazgul avevano smontato le tende, spento il fuoco ed erano ripartiti in sella alle loro biciclette, abbandonando lui e Merry come sacchi della spazzatura in attesa della camionetta che li avrebbe raccolti e portati alla discarica. Forse si erano accorti che non erano loro il bersaglio che erano stati mandati a catturare e avevano deciso di lasciarli lì, per tornare alla caccia di Frodo. Comunque non era quello il modo di trattare dei prigionieri. Quei sette folli non avevano mai sentito parlare delle Convenzioni di Ginevra? D’accordo non portarli indietro, ma almeno liberarli, chiedere perdono e dar loro dei biglietti del pullman per tornarsene a casa? Era chiedere troppo? Che poi non vengano a lamentarsi se gli lascio un pessimo commento sul loro sito internet o ne parlo male ai miei amici… Maledicendoli, l’hobbit si concesse un istante per tirare il fiato, mantido di sudore. Merry dormiva russando da meno di due ore, riprendendosi da una nottata insonne a causa del fracasso dei Nazgul: possibile che delle persone adulte potessero fare tutta quella baldoria, senza nemmeno essere ubriache? Una visita da uno psichiatra di quelli bravi non avrebbe potuta fare altro che bene, a quei sette; ma anche trovarsi un lavoro non avrebbe di certo guastato alle loro menti distorte… Con un altra spinta dei piedi che affondavano nel fango, Pipino riuscì a muoversi un altro po’ verso la salvezza. Ormai la spalla su cui appoggiava gli doleva, e l’umidità del fango cominciava ad azzannargli le carni ed a succhiargli il calore corporeo, facendogli mancare le forze. Alzò lo sguardo verso la sua destinazione, una grossa quercia ricoperta in un lato di muschio, oltre la quale il terreno sembrava più asciutto e dove poteva cercare di rompere le funi che lo imprigionavano su qualche radice scoperta. Non si era mai trovato in una condizione simile, legato ed imbavagliato, abbandonato in un bosco, ma la situazione gli sembrava ben più tragica ogni minuto che passava: non tanto dove trovare del cibo e dell’acqua potabile, e dove dirigersi una volta in piedi, quanto piuttosto l’immediato. Le corde strette attorno ai polsi ed alle caviglie sembravano molto resistenti e non sapeva come romperle. Sfregarle contro un albero, come un orso con la schiena che prude, gli sembrava poco funzionale: la corteccia, ruvida, si sarebbe staccata in pochi istanti, lasciando scoperta la parte interna, inutile per le sue intenzioni; di sassi con angoli tanto appuntiti da rendersi funzionali, poi, non si aspettava nemmeno di trovarne… Ecco, un pezzo di vetro sarebbe stato utile: certo, avrebbe avuto il bisogno di Merry affinchè uno tenesse in mano il coccio e l’altro si liberasse. Merry… pensò Pipino continuando a strisciare, Fino ad ieri aveva con sè abbastanza bottiglie da ubriacare un esercito, ed ora se ne sta legato come un salame, senza nemmeno un pezzo di vetro. Io mi lamentavo che si portava dietro mezza distilleria, ed ora tornerebbe comoda quasi quanto un… sì, un termosifone. E proprio in quel momento l’hobbit addormentato si svegliò alle spalle di Pipino, mugugnando qualcosa. Gl’impediva di parlare uno dei due fazzoletti, qualche souvenir preso ad un concerto dei Gazosa, ma Pipino era certo che l’amico si stesse lamentando dell’impossibilità di fare la sua solita colazione di grappa al caffè e biscotti al riso soffiato. Quando mi sarò liberato potrai affogare nella grappa, ma adesso non rompere… pensò l’hobbit, finchè non sentì sprofondare qualcosa nel fango dietro di lui, e ancora e ancora. Passi di qualcuno che si avvicinava. D’un tratto Pipino si sentì sollevato, staccandosi dal terreno che non voleva lasciarlo scappare, e ruotando su sè stesso vide in faccia quello che doveva essere il capo dei Nazgul. - Ehi, piccolo, – gli chiese l’umano, – dove stavamo andando? Una delle donne del gruppo, mentre metteva Merry, il quale lottava dimenandosi, nel cesto della bicicletta, propose che, forse, stava andando dietro ad un albero a fare pipì. - Meno male che non l’ha fatta sul mio termosifone che ho dimenticato qui, o mi sarei davvero arrabbiato! – esclamò un terzo Nazgul, raccogliendo da terra un calorifero e legandolo sul portapacchi della sua bicicletta. Fortunatamente il fazzoletto impediva all’hobbit di parlare, od il capo dei Nazgul sarebbe impallidito sentendo le ingiurie che Pipino sputò quando si accorse che l’oggetto a cui si era appoggiato tutta la notte era un elemento dell’impianto di riscaldamento. Vincenzo I, continuando a spingere sui pedali della bicicletta, fissava il piccolo schermo del suo cellulare su cui compariva una cornetta che si muoveva e sotto la scritta “Sauron”. - Ancora nulla? – chiese Jessica I, appena dietro la bicicletta del suo capo. - Macchè! – esclamò l’uomo, chiedendo di scatto lo sportello del cellulare con un impeto di rabbia. – Starà guardando uno di quei film sovietici muti ed in bianco e nero di venti ore che alla seconda tenti il suicidio per la noia. - Consolati: come ti dicevo questa mattina, gli faremo una bella sorpresa quando arriveremo alla torre oscura con ben due hobbit al posto di uno. – gli ricordò la ragazza, con un sorriso solare. Vincenzo I, che per un breve periodo aveva temuto il peggio quando aveva scoperto che i due hobbit erano stati abbandonati nel loro temporaneo campo base, ogni istante che passava sentiva sempre più vicino il leggendario DVD del concerto dei Gazosa a Zagarolo, ora che avevano catturato il portatore dell’anello. Dovevano ancora fare centinaia di chilometri prima di raggiungere Mordor ed effettuare lo scambio con Sauron, ma già s’immaginava mentre estraeva dalla confezione il disco argentato e lo poneva sul vassoio del lettore, quindi premeva il tasto sul telecomando e lo spettacolo iniziava sullo schermo LCD a sessanta pollici che avevano nel loro rifugio segreto. Inondato di puro piacere fisico, Vincenzo I si chiese se avrebbe avuto la forza d’animo di vedere tutto lo spettacolo, o sarebbe passato direttamente al brano in cui il sacro componente dei Gazosa da cui aveva umilmente adottato il suo nome da discepolo stava soffocando per la tosse? Ancora qualche giorno e lo avrebbe scoperto! Eccitato, si voltò verso il resto del gruppo e propose di cantare “www.mipiacitu”, in onore della fausta giornata che stavano vivendo. Pipino iniziò a piangere, sapendo di doversi sorbire per l’ennesima volta quel dannato motivetto, pregando gli dei di farlo morire all’istante o per lo meno di renderlo sordo. Lo strazio, per fortuna dell’hobbit, durò poco perchè, mentre si trovavano sulla Strada Statale, le note martellanti della famosa canzone dei Gazosa vennero coperte dal rombo del motore di alcune Harley Davidson che stavano attraversando a gran velocità la striscia di asfalto. Disturbato dal frastuono sempre più assordante, Vincenzo I fermò la bicicletta, fissando quei teppisti sulle moto. Ma chi diavolo sono quei barbari casinisti?, si chiese. Con un paio si occhiali a specchio, barba incolta di qualche settimana, una bandana il cui colore originario era scomparso ormai da tempo per essere sostituito da una non meglio identificabile tonalità grigio scura ed un fiato tale da mandare in tilt una macchina per il test alcolico a quattro comuni di distanza, Faramir guidava la sua band di motociclisti, i Morti Putrefatti, in ritorno da un rave party durante il quale l’attività più salubre era stata leccare a turno la schiena verrucolosa di una rana allucinogena. I Morti Putrefatti, universalmente ritenuti gruppo terroristico anche da Al Qaeda ed i cui componenti erano considerati individui non graditi e respinti alla dogana perfino in Corea del Nord ed all’ Inferno, si stavano dirigendo verso il “Festival della capra”, dove dare sfogo ai loro più bassi istinti, armati di spranghe e tosatrici elettriche con cui tosare gli animali più rinomati e rifoderare i giubbotti da motociclisti più rovinati. Faramir, per qualche motivo sconosciuto alla razza umana (e così anche alle altre che popolavano la Terra di Mezzo), era il figlio prediletti del re Denethor, a discapito del fratello Boromir che, escludendo il recente arresto per schiamazzi notturni ed imbrattamento della gazzella dei Carabinieri, non era mai stato in prigione. Denethor ormai aveva pagato talmente tante volte la cauzione del figlio motociclista che, quando il Ministro dell’Economia presentava la finanziaria dell’anno successivo in Parlamento, tra le varie voci c’era sempre una che preparava i soldi per tirare fuori Faramir dalla prigione locale, ormai dotata di piscina olimpionica e saune e con quattro stelle nella Guida Michelin. Quel giorno, come già detto, stavano tornando a casa per salutare il Sua Maestà il Re con il dito medio e per fare un po’ di caos nel secolare “Festival della capra”, quando Faramir vide sette individui in bicicletta. Nonostante i fumi dell’idromele corretta con il solvente offuscassero il suo cervello tipo la nebbia in Val Padana cantata anni fa da Cochi e Renato, riconobbe al volo i Nazgul.
Come se fossero dei ricercati, le foto segnaletiche dei Nazgul erano appese sulle bacheche di ogni gruppo motociclista, di amanti del rap e di un paio di organizzazioni di cricket, indicando i seguaci dei Gazosa come nemici mortali dello spasso e dell’anarchia. Le loro canzoni smielate, il loro ragionare sempre ligio alle regole ed il voler sempre essere al servizio della comunità li aveva resi talmente odiati che tutti voleva mettere le mani su di loro e riempirli di botte. Quando infine Faramir se li trovò davanti fu come quella festa in cui il vecchio panzone con la barba porta dei doni e lui è felice… ah, sì, il pagamento della cauzione! Il figlio del re alzò un braccio (l’odore dell’ascella appena liberata causò l’autocombustione all’istante di sei ettari di bosco nei pressi della Statale) ed indicò i Nazgul sulle loro biciclette che li fissavano in fila indiana sul ciglio della strada. Probabilmente erano pronti a lanciare uno di quei loro maledetti incantesimi in cui le vittime andavano a fare volontariato e abbracciavano i genitori, ma Faramir sapeva di essere troppo un duro per poter essere cambiato, e non avrebbe lasciato loro il tempo di fuggire. Superò il gruppetto di ciclisti e fermò la Harley Davidson con una frenata, mentre gli altri Morti Putrefatti (in quel momento i nasi dei Nazgul capirono l’origine del aggettivo che componeva il nome della banda) li circondavano. Faramir scese dalla motocicletta, la quale sembrò lasciarsi sfuggire un sospiro di sollievo una volta liberata dal grave peso del biker, e prese da una delle borse ai lati dell’Harley Davidson una catena di ferro. Era la catena con cui teneva legata la iena che gli era stata regalata a quattro anni, e che dopo tre settimane aveva preferito suicidarsi tenendo il muso nella ciotola dell’acqua fino ad annegarsi, piuttosto che essere animale domestico di Faramir. Intonando “Die, Die My Darling”, il principe cominciò a roteare sopra la testa la catena di ferro, seguito dagli altri Morti Putrefatti che impugnavano stelle del mattino, tubi di ferro e altri oggetti contundenti. I Nazgul, circondati da quei bisonti inferociti, provarono disperatamente a difendersi ed a fuggire, ma ogni tentativo fu vano e dovettero incassare i colpi e le botte. Le biciclette si ribaltarono, i Nazgul urlavano invocando pietà e l’intervento divino di Santa Caterina Caselli(1) affinchè illuminasse i cuori dei loro assalitori, ma nulla potè fermare il massacro. Pipino e Merry rotolarono fuori dai cestini, finendo nella strada. Ritrovandosi sotto quei folli motociclisti, Pipino cercò di allontanarsi da quello scenario di violenza, temendo di venire a sua volta colpito: in realtà i Morti Putrefatti, date le pance che si erano faticosamente guadagnati a furia di trangugiare birra e sforzarsi di oziare tutta la giornata, non riuscivano nemmeno a vedersi le scarpe (ed uno di loro portava gli sci da novembre e non se n’era ancora accorto), quindi restare tra le loro gambe era il luogo più sicuro in tutta la zona. Ripetendo l’attività da verme che aveva fatto anche nello spiazzo del bosco, raggiunse il bordo della striscia di asfalto e si lasciò rotolare nella breve scarpata, scomparendo alla vista in un cespuglio di fiori. Una volta nascostosi alla meglio, cercò con la vista il suo amico, pregando si fosse salvato anche lui. Scrutò ogni dove la sua vista poteva arrivare da quel rifugio improvvisato, finchè, con un sospiro di sollievo, lo notò confuso e sdraiato contro un sasso in un punto non visibile dalla strada. Pipino tornò con lo sguardo alla battaglia tra i Nazgul ed i Morti Putrefatti, ma dalla sua posizione non poteva vedere nulla se non qualche dente che volava; le urla strazianti che sentiva compensavano comunque l’impossibilità di vedere la sorte dei loro rapitori, e ringraziava il cielo di non poter assistere a quel macello. Nonostante il frastuono che proseguì per diversi minuti, finchè non sopraggiunse un camion che trasportava sapone, che fece fuggire sulle loro moto i Morti Putrefatti, nemmeno fosse stata un’autobotte piena di Acqua Santa, le palpebre pesanti di Pipino si abbassarono sempre più, finchè un tepore non invase il corpo del giovane hobbit e non si addormentò dopo due giorni passate in bianco. Quando, rombando sulle loro moto, i Morti Putrefatti abbandonarono i Nazgul sanguinanti e doloranti, questi ultimi vennero lasciati come stracci vecchi, abbandonati sul ciglio della strada. Nessuna macchina o camion si fermò a prestare loro aiuto, anche perchè la Statale venne chiusa da lì a pochi minuti per permettere la manifestazione madre del Festival che si stava tenendo a Minas Tiris: la maratona delle capre, gara attorno alla quale giravano somme da capogiro in scommesse per lo più illegali, ed in cui ogni anno decine di concorrenti con le corna venivano squalificati dopo un esame approfondito di antidoping. Uno alla volta, colpiti da acciacchi e dolori dovuti a fratture multiple scomposte, i Nazgul si alzarono, aiutando i compagni messi ancora peggio: Federico I aveva un bernoccolo in testa, mentre la bicicletta di Valentina II poteva anche essere abbandonata dov’era, ormai inservibile con una ruota storta. Dopo essersi assicurato che tutti potevano raggiungere un ospedale senza l’ausilio di una lettiga, Vincenzo I controllò la salute anche dei loro due prigionieri. In realtà, non rimase molto sorpreso quando si accorse che non c’erano più, e la sua speranza di stringere nelle mani il tanto agognato DVD del concerto di Zagarolo si rivelò quello che era in realtà, cioè un sogno. Possibile che qualcuno lassù, nell’Olimpo della musica leggera, non volesse che entrassero in possesso di quella reliquia sacra? Si rivolse ai suoi fratelli, la disperazione nel cuore e la tristezza nella voce: – Il portatore dell’anello è fuggito… Non potremo compiere la missione che Sauron ci ha assegnato, e non potremo entrare in possesso del sacro Dvd. Nessuno tra i Nazgul osò proferire parola, nessuno ebbe il coraggio di interrompere quell’infausto momento di costernazione. Almeno finchè Vincenzo II non aprì bocca dalla quale uscì la più infame delle bestemmie. - Massì, va be’! Non è altro che un Dvd con uno che tossisce… Vale la pena passare tutti questi casini per una roba che possiamo scaricare da Youtube? Quel gran figlio di un ascoltatore di musica New Age, ex fan di Ligabue e di Fabri Fibra che si diceva pentito del suo passato peccatore, si meritò ogni pugno e calcio che gli altri Nazgul gli assestarono, prima di legarlo e costringerlo ad ascoltare i Pitura Freska a ripetizione, usando del nastro adesivo per bloccargli gli auricolari del lettore Mp3 alle sue orecchie. Quando Pipino si risvegliò il sole era ormai basso sull’orizzonte, prossimo a scomparire oltre la catena montuosa che lui ed il suo gruppo avevano drammaticamente attraversato seguendo il tunnel di Moria. Si rigirò dolorante, i muscoli anchilosati per la continua stretta delle funi e le membra stanche per la lunga dormita, cercando di trovare qualcosa con cui liberarsi. Grazie al cielo, nelle ultime luci della giornata, notò poco lontano da lui il calorifero dei Nazgul: probabilmente si era staccato dal portapacchi della bicicletta durante il sanguinario attacco di quei folli motociclisti ed era franato lungo la scarpata. Con uno sforzo immane, Pipino riuscì a raggiungere il termosifone e, con pochi colpi, anche perchè la fune si era ormai rovinata, riuscì a liberarsi. Ora di nuovo in gradi di camminare, massaggiandosi i polsi doloranti per la morsa della corda, fece qualche passo incerto verso Merry. Lo svegliò e lo aiutò ad alzarsi, quindi, usando un sasso piatto nelle vicinanze, tagliò le funi che lo legavano. - Stai bene, Merry? – chiese, quando lo liberò del fazzoletto. L’hobbit si stirò, risvegliando i muscoli rimasti troppo tempo bloccati. – Non lo so, mi sento strano… riesco quasi a fare ragionamenti sensati e vedo tutto nitido… ho quasi voglia di trovarmi un lavoro e mettere la testa a posto. - Non ti preoccupare, – rispose Pipino, battendogli una mano su una spalla. – non è una malattia contagiosa, al giorno d’oggi. Noi la chiamiamo “essere sobrio”, ma se non ci sei abituato possiamo cercare qualche alcolico. Merry si grattò la testa, confuso. – Non lo so, ho quasi voglia di provare a bere dell’acqua… è vero che non ha nessun gusto? Troppo stanco e stravolto per parlare di bevande, Pipino decise che era meglio riprendere il viaggio: due hobbit da soli nei boschi fuori dalla Contea, di notte, potevano correre molti pericoli. Negli ultimi tempi si aggiravano creature spaventose, nelle selve attorno ad Isengard… secondo alcuni erano esperimenti genetici fuggiti dalla Città della Scienza; al parere di altri, invece, erano creature provenienti dagli inferi evocate da Sauron per distruggere il mondo. Andarsene subito da lì sarebbe stata l’idea migliore. Pipino spiegò a Merry quanto aveva appena deciso. – Seguiremo la scarpata, finchè non troveremo un passaggio per raggiungere la strada qui sopra: lì faremo l’autostop e cercheremo di farci portare in qualche città o villaggio, dove chiedere aiuto. Non trovando alternative migliori, l’hobbit fu d’accordo. – Mi auguro solo di non essere raccolti da qualche pazzo assassino di quelli che si vedono nei film horror. - Dai, è statisticamente impossibile… oggi abbiamo già avuto la nostra dose di sfiga, che altro può accaderci? Dopo qualche istante e aver deciso che direzione prendere, si avviarono verso Nord. Le luci dei lampioni della Statale avevano cominciato ad accendersi, ma il traffico era completamente assente: Pipino e Merry lo ignoravano, ma la loro speranza di potersene andare da qual luogo selvaggio con l’autostop sarebbe rimasto tale poichè, durante la maratona delle capre, si era svolto un incidente che aveva coinvolto due partecipanti, e la gara così come la Statale erano state interrotte in attesa dell’arrivo della scientifica per i rilevamenti. Ormai le stelle stavano cominciando a pullulare la volta celeste, e dalla foresta cominciavano a provenire le grida di creature conosciute e ignote, ma pur sempre letali. Ululati, urla spaventose, tutto ciò causò un brivido nella schiena a Pipino che, senza accorgersene, allungò il passo. Dopo più di un chilometro il terreno cominciò ad alzarsi, giungendo al livello della strada, nel punto in cui si trovava una piazzola con un distributore di benzina. Lo spirito ed il corpo rinvigoriti dalla celestiale visione del cartello luminoso che annunciava diesel a prezzi stracciati, i due hobbit abbandonarono il trotto e cominciarono a correre verso la zona di servizio: finalmente avrebbero potuto incontrare delle persone, trovare cibo e bevande con cui ristorarsi, un luogo caldo e sicuro in cui passare la notte… Risalendo a perdifiato la salita, Pipino già si pregustava un piatto di pasta, anche riscaldata nel microonde, ed una bella Sprite. Ah, sì, sarebbe stato fantastico! E poi un bel salto in bagno, che dopo tutte quelle ore passate legato era desiderabile quanto una boccata d’aria mentre si annega. E quanta luce c’era lì sopra, proveniente dal piazzale della stazione di servizio: doveva essere un edificio bello grande, forse una sorta di piccolo autogrill come quelli sulle autostrade, ma a dimensione di Statale. Ma non importava se fosse grande o piccolo, bastava che fosse abita… Pipino si bloccò di colpo, quando giunse sulla sommità della salita e si trovò in vista della stazione di servizio. Non c’era nessun centro commerciale, nessuna macchina ad attendere di fare benzina, nessuna famiglia felice che mangiava hamburger. Solo un vecchio edificio che bruciava, ormai un rudere prossimo a crollare, con le pompe di benzina da cui eruttavano violenti fiotti di fiamme, illuminando la zona a giorno. Un paio di macchine nel piccolo parcheggio erano state devastate a colpi d’ascia, mentre il grosso palo che sorreggeva il cartello con la marca della compagnia petrolifera era stato abbattuto sulla Statale. - Per gli dei! – esclamò Merry, quando raggiunse Pipino e vide anche lui quella devastazione. – Chi può essere stato? Quelli che hanno attaccato i Nazgul? Pipino non aveva risposte alla domanda del suo amico, e non era intenzionato a rimanere abbastanza a lungo in quel luogo per poterne trovare. – Sarà meglio andarcene. - Perfettamente d’accordo. – rispose Merry. - Io no. – ribattè qualcun altro. – Perchè non restate con me? Paralizzato dal terrore che gl’impediva di fuggire, Pipino mosse lentamente lo sguardo verso un’imponente ombra che si era staccata dall’oscurità. In pochi istante, avanzando con passo deciso verso di loro, il fantasma nero prese le forme di un grosso uomo che sarebbe stato in grado di avere facilmente ragione su uno qualsiasi dei motociclisti che li avevano assaliti durante la mattina appena passata. Su una spalla teneva appoggiata un’ascia bipenne di dimensioni mostruose. Merry, completamente terrorizzato, si gettò dietro Pipino, in cerca di un riparo, come se l’amico alto mezzo metro avesse potuto fermare in qualche modo quel mostro grande quanto un armadio a tre ante. Pipino a sua volte dovette trattenersi dallo svenire quando, nella luce intensa e tremolante dell’incendio, riconobbe sulla maglietta del gigante con l’ascia una spiga di grano saraceno rossa. - Buonasera, piccoli inquinatori. – salutò con un sorriso sadico e beffardo l’adepto al Culto del Furmentun. – Mi spiace ma abbiamo finito la benzina per le vostre dannate auto inquinanti… sarò comunque felice di timbrare le vostre carte fedeltà con questa. – E si tolse dalla spalla l’abnorme ascia, soppesandola con entrambe le mani con facilità, quasi fosse un giocatolo di plastica. In quel momento di terrore, sicuro che la sua fine fosse ormai giunta, la mente di Pipino riandò inspiegabilmente per un istante alla battuta zen che aveva fatto a Merry, dicendogli che per quel giorno avevano già avuto la loro razione di sfurtuna… l’hobbit si chiese se fosse già passata la mezzanotte.
Riutilizzate sempre tutto due volte. Anche la carta igienica. _____________________________________ 1. Dovete a Caterina Caselli la ribalta dei Gazosa sulla scena musicale italiana. June 12 Andandomene a spasso allegramente su Internet, finisco per puro caso su una domanda di Yahoo! Answer. Yahoo! Answer ha una particolarità bellissima: anche se sei ignorante quanto una capra e a malapena sai scrivere il tuo nome, qui puoi dire ciò che vuoi e soprattutto la gente, ancora più ignorante… ti da ragione! Mitico! Al diavolo la meritocrazia! Hai studiato? Povero imbecille, io no ma a me mi danno comuncue lo Nobel in geograffia. Come nel caso che segue… In questa domanda, un individuo chiede quanto spazio occuperebbe tutta la razza umana attualmente sulla Terra se ci riunissimo in una mega sagra del Pizzocchero d’Oro, ed in breve tempo fioccano risposte: qualcuno propone l’intera Europa (nel senso di continente – 10.400.000 kmq – o di Comunità Europea?), qualcuno tre o quattro stati (tipo Città del Vaticano o delle dimensioni del Canada?), un altro la Cina (9 milioni e mezzo di Kmq) o addirittura l’Asia (quasi 45 milioni di chilometri quadrati). Probabilmente sono cittadini, questi che rispondono, e credono che ogni due metri, in ogni punto della superficie terrestre (deserti, Antartide, siberia, foresta pluviale) si trovi una persona: in realtà non è così. Basti pensare che qui in Valtellina ogni tanto si riesce anche a trovare un parcheggio libero. La risposta è piuttosto semplice (l’ho trovata con un paio di calcoli su Excel ed un’occhiata alla Wikipedia): in questo momento siamo, arrotondando, sei miliardi di esponenti della razza umana. Poniamo che nella succitata Sagra Mondiale del Pizzocchero d’Oro ogni persona occupi, in media, un metro quadrato, vuoi perché qualcuno non è proprio magro, qualcuno ha le pulci ed è meglio tenere le distanze, quell’altro ha il fiato che ammazza e così via… Occupiamo quindi uno spazio di sei miliardi di metri quadrati. Caspita quanto!, potrebbe dire qualcuno, soprattutto perché si parla di miliardi, ma aspettate un istante. Convertiamo i metri quadrati in chilometri quadrati. In quarta elementare mi hanno spiegato che un milione di metri quadrati = un solo chilometro quadrato quindi abbiamo seimila chilometri quadrati. Beh, caspita, e seimila chilometri quadrati quanto sarebbero, in soldoni? Per farla semplice, seimila chilometri quadrati sono un cinquantesimo dell’area occupata dallo Stato Italiano o, per capirci ancora meglio, la superficie di una provincia italiana di medie dimensioni, nella fattispecie quella di Perugia (o due volte la provincia di Sondrio, per quelli che vivono dalle mie parti). Se non ne siete convinti rifatevi da soli i calcoli e controllate con i link qui sopra le estensioni territoriali. Quindi siamo parecchi, ma non abbastanza per occupare tutta l’Asia, oppure il mondo è moooolto più grande di quello che molta gente possa credere, facendo figure da ignoranti, senza nessuno che rettifichi. Ma pur di fare punti in Yahoo! Answer, molti danno ogni serie di risposta, da quelle completamente insensate a intere schermate di “non lo so”, “boh?” e “chi lo sa”. Sarebbe bastato un piccolo ragionamento per giungere alla conclusione, ed in più consiglio di guardare la risposta scelta come migliore, (quella più corretta non è stata nemmeno presa in considerazione) oltre a leggere e ragionare sul commento del “domandatore” riguardo gli atomi del Monte Bianco (se sei così esperto in fisica, com’è che non sei venuto su con un ragionamento da quarta elementare?) June 10 Negli ultimi giorni i più importanti siti e riviste di informatica ed elettronica hanno riportato la tanto agognata notizia della prossima presentazione del nuovo e mitico Iphone. Mentre tutto il mondi si chiede come sia possibile migliorare la perfezione facendo ipotesi e congetture, Motals Blog, sfruttando gli informatori che ci passano le notizie più segrete del Festival di Sanremo, pubblica in anteprima cosa nasconde il nuovo gioiello di casa Apple.
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Un nuovo sistema anti rapina: non solo l’Iphone avviserà le forze dell’ordine del suo furto, ma indicherà anche la sua posizione per facilitarne il recupero. Scaricando il programma apposito, in più, farà anche nero di botte il ladro.
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Sarà così economico e leggero, che per venderlo a 200 € e non farlo portare via dal vento, i negozianti dovranno mettere nella scatola 190 € in monetine da 50 centesimi.
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Sarà così resistente che molti eserciti ne hanno ordinati milioni da usare sui missili anti tank al posto delle testate ad uranio impoverito.
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Sarà così ecologico che, se piantato in terra, non solo si biodegraderà, ma da lui nascerà una palma da datteri che frutterà l’anno dopo.
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Sarà così veloce che avrete finito la chiamata ancora prima di aver composto il numero di telefono.
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Sarà così bello che sembra che Angelina Jolie abbia lasciato Brad Pitt per poter restare sola con il suo nuovo Iphone. Lo stesso dicasi di Brad Pitt con Angelina Jolie.
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Disporrà di una funziona speciale che gli permetterà di portare fuori il cane al posto vostro. Un programma apposito gli farà capire quando il quadrupede deve fare i bisogni e lo strattonerà finche non si siederà direttamente sopra i cestini della spazzatura (funziona solo con cani dal peso inferiore ai quaranta chili, per taglie superiori è necessaria la batteria ausiliaria).
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Avrà nuovi incredibili programmi in esclusiva, tra cui il convertitore €uri/sesterzi, il conto alla rovescia per la fine del mondo, il misuratore del diametro della uova di dodo, navigatore satellitare con le mappe per Venere e Urano precaricate, calendario con donne vestite.
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Il meglio della tecnologia: monitor così grande e luminoso che, se guardaste “Chi vuol essere milionario”, riuscireste a vedere i peli nel naso dello spettatore seduto all’ultimo posto; sensore fotografico a 170 Giga pixel capace di scattare foto anche dietro i muri; audio quadrimensionale con dodici casse acustiche; schermo touch screen talmente sensibile da essere utilizzabile anche fiatandoci sopra; sensore che misura quanti soldi si stanno gettando in vaccate tecnologiche inutili.
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E, ovviamente, il logo della mela morsicata placcata in oro trentaquattro carati, estratto direttamente dalle miniere di Salomone. June 07 Finalmente si comincia a vedere un’avventura vecchio stile anche su Xbox Live! Direttamente dai programmatori che hanno lasciato la LucasArts qualche anno fa (le regina delle avventure, un decennio fa…), ecco un divertente videogioco con protagonisti Wallace e Gromit, i due personaggi dei cortometraggi di animazione fatti con la plastilina. Per chi avesse questo gioco e non riuscisse a completarlo, ecco la soluzione, per venire a capo dell’avventura in meno di due ore, nell’attesa che anche la riedizione del primo, mitico “Monkey Island” sbarchi su Xbox Live, magari accompagnata dalla folle coppia cane-coniglio Sam & Max. Episodio 1: Colazione da Wallace Per iniziare, tirate la leva accanto alla porta quindi, una volta che Wallace è a tavola, andate alle sue spalle ed usate il distributore automatico di miele. Avvicinatevi ai piatti appesi al muro e fatevi pungere dall'ape (serve per un futuro obiettivo), quindi uscite nel corridoio. Arriverà la posta: portatela a Wallace e, mentre quest'ultimo è alle prese con una bolletta, portate Gromit in cucina. Andate al contenitore delle focaccine e preparatele nel tostapane, ma lo scoiattolo ve le ruberà. Aprite il frigorifero e prendete il burro, quindi ponetelo sul piattino verde dove compaiono le impronte dello scoiattolo. Fate un altro paio di toast, e questa volte riuscirete a tenerveli. Tornate da Wallace, e selezionate le bollette. Wallace attiverà il suo meccanismo che porta la penna, e prendete l'osceno tasso equilibrista. Attivate il pulsante accanto al frigorifero, ma il meccanismo si rivelerà guasto. Nella nuova visuale, prendete dall'inventario il tasso equilibrista e sostituitelo alla carrucola, quindi uscite dalla visuale, e andate dove c'è una manopola accanto alla porta dell'armadio nel muro, e selezionate "picchietta" al posto di frantuma, o l'uovo andrà a pezzi. Tornate al frigorifero e riattivate il dispositivo per le uova. Tornate da Wallace e dategli il necessario per fare colazione: uova, toast e miele, sbloccando l'obiettivo “Episodio 1: Colazione da Wallace”, 20 punti giocatore. Episodio 2: Tonnellate di miele Dopo il filmato controllerete Wallace. Andate a sinistra dello schermo e prendete i fiori accanto alla morsa ed il telecomando sulla mensola. Ora andate a destra e raggiungete il fondo dello scantinato: dietro ad una vecchia console c'è lo sportello della nave spaziale usata nel primo film di Wallace & Gromit: guardatelo e sbloccherete l'obiettivo "Il vicolo dei ricordi", 15 punti. Accanto a voi c'è un vecchio giradischi: accendetelo. Mentre le api voleranno verso il poster della regina per il saluto, andate all'alveare e recuperate l'oggetto sopra di esso. Ora prendete dall'inventario i fiori ed usateli con l'impollinatore magnetronico, quindi risalite le scale fino alla camera da letto, dove, sul comodino, prendete il gorgonzola, quindi uscite di casa. All'esterno interagite con la signora nel suo splendido giardino quindi usate i semi che vi ha appena dato con l'appezzamento di terra senza erba. Andate verso la base dello schermo, superando i due nanetti da giardino, quindi aprite la porta in legno, oltrepassate la botola ed entrate in cucina. Qui si trovava una bustina di forzina necessaria alla formula per far crescere i fiori, ma non appena la prenderete in mano lo scoiattolo ve la ruberà. Prendete il toast freddo. Tornate in giardino ed usate il toast con lo scoiattolo, il quale lascerà andare la bustina. Peccato che Wallace è un po' maldestro, e la bustina… beh, sarà irraggiungibile da un gentleman… Uscite sulla strada e raggiungete il maggiore seduto sulla panchina. Parlate con lui, in modo che faccia apparire una lumaca, quindi commentate la sua valigetta. Donategli il coperchio dell'alveare e prendete la chiocciola. Ora fate vedere la chiocciola a Gromit, al negoziante, alla edicolante, al poliziotto e solo dopo tutti gli altri a Felicity, se volete sbloccare l'obiettivo "L'uomo che sussurrava alle lumache", 15 punti giocatore. Tornate in giardino e fate vedere la lumaca alla donna nel giardino: comincerà ad urlare ed il maggiore, credendo sia una sirena dell'incursione aerea, correrà nella casa di Wallace e Gromit. Rientrate in casa anche voi e scendete nello scantinato. Parlate con il maggiore, quindi commentate di nuovo la valigia, riuscendo a farvi dare la barretta di groteina.Commentate le foto che il maggiore ha messo sul tavolo. Tornate al piano di sopra e, nel porta ombrelli accanto alla porta d'ingresso, prendete le medagliette per cani, quindi tornate di sotto e donatele al maggiore. A questo punto selezionate Gromit. Il maggiore nominerà il cane comandante del rifugio e voi avrete accesso a tutta la groteina che vorrete. Provate a prendere la valigetta, ma Gromit ve lo vieterà. Parlategli e avrete una barretta. Proseguite lungo la strada e incontrate il signor Paneer. Parlate con lui e poi assaggiate il formaggio accanto allo stesso, sbloccando l'obiettivo "Mm… formaggio", 15 punti giocatore. Raggiungete l'edicola, e commentate i due fiori sulla finestra: il brontolone marito della giornalaia ne farà cadere uno in un eccesso di ira, che la moglie raccoglierà. Selezionate quello caduto e prendetelo. Parlate con la edicolante, che vi proporrà un gioco abbastanza bizzarro: dovrete dirle quattro parole guardando i vari oggetti che si trovano nell'edicola, affinché creino una frase con cui far arrabbiare il marito. Quest'ultimo, cinico, è indifferente agli insulti, quindi è necessario usare complimenti. Selezionate quindi nell'ordine: "Chiassone picchia mongolfiera", il ghiacciolo alla prugna, gli "scioglibocca - delicato" ed infine le "farciture per gentiluomini". Il marito si arrabbierà e farà cadere anche il secondo vaso da fiori, che potete raccogliere. Tornate nel vostro scantinato per darlo all'impollinatrice, quindi riandate in edicola a prendere un altro vaso (non so da dove sia uscito). Tornate nel giardino, e usate il vaso appena preso con il palo che riporta la scritta "Violette" della signora Felicity. Ora avete anche la bustina di the alla fortina. Continuate lungo la strada, fino a raggiungere il poliziotto, di cui commenterete l'elmetto e, quando se lo toglie, mettetegli dentro il formaggio che avete preso come assaggio, poi andate alla finestra della prigione e lanciate il gorgonzola verso la brandina. Andate accanto all'edicola e selezionate il manifesto appeso, facendo andare il poliziotto a parlare con il robot. Durante la chiacchierata, prendete il telecomando e selezionate prima Wensleydale, quindi Gorgonzola ed infine Rotterdam. Ora avete anche la energina. Tornate in cucina e mettete nel mixer la bustina di the, la barretta e la pila, quindi avviate l'elettrodomestico. Al termine del filmato raccogliete i fiori e tornate nello scantinato, dove potete usare i nuovi fiori giganti con l'impollinatore. Se avete usato tutti i fiori che ho indicato sbloccherete l'obiettivo "Ape-ritivo", 15 punti giocatore. Dopo pochi secondi anche l'obiettivo "Episodio 2: Tonnellate di miele", 20 punti giocatore. Episodio 3: L’acchiappa-api Nel terzo episodio controllate Gromit. Dopo l'effettivo attacco aereo previsto dal maggiore, andate nel corridoio. Dovreste sbloccare l'obiettivo "Yee-Oww!", 15 punti giocatore. Raccogliete da terra la segreteria telefonica e dai fornelli la pentola autoribaltante, quindi uscite in corridoio ed esaminate gli abiti di Wallace, e recuperate il telecomando e la mappa. Uscite in giardino e parlate con Felicity appesa all'albero, e prendete il biglietto che lascia cadere, quindi andate in piazza. Dove c'è il negozio di Paneer raccogliete un pezzo di formaggio, quindi andate alla stazione di polizia e battete alla porta, ottenendo il pezzo di Gorgonzola. Andate dall'edicolante e fatele ascoltare la segreteria telefonica. Una volta che se ne sarà tornata a casa a fare la pace con il suo uomo, usate la pentola con la barra di sostegno della tenda dell'edicola, quindi tornate al negozio di Paneer, assediato dalle api giganti, e scuotete il canale di scolo. Le api, innervosite, andranno dove c'è l'edicola, e verranno catturate. Tornate a casa, e andate al piano di sopra: in camera c'è un'ape che vuole dormire, cullata dalle note di una ninna nanna. Scendete in soggiorno, e tirate la leva accanto alla porta: l'ape cadrà di sotto e finita nella spazzatura. Tornate in camera e prendete il disco, oltre alla racchetta da tennis vicino al letto.. Scendete in cucina ed andate all'esterno, quindi gettate il Wensleydale ed il disco della ninna nanna nella botola della carbonaia. Rientrate e scendete nello scantinato, ormai divenuto il regno di api giganti ballerine. Una volta in fondo alle scale, usate il telecomando e richiamate il topo meccanico. Entratevi ed, usandolo come una sorta di carro armato, risalite l'alveare selezionando Wensleydale sul telecomando. Una volta in cima, riprendete il disco della ninna nanna ed usatelo con il giradischi. Ora le api nel sotterraneo sono diventate innocue. Ora mancano solo le api in giardino: uscite e date allo gnomo a sinistra la racchetta da tennis, quindi rientrate e andate a parlare al maggiore, asserragliato in salotto, aiutandolo con il cannone spara porridge. Sparate allo gnomo a destra, facendo ruotare parte del vialetto e facendo comparire un piccolo stagno. Ora cercate di colpire un'ape quando passa sopra lo stagno, e subito dopo lo gnomo di prima: e un insetto è sistemato. Adesso sparate alla porta di legno a destra, da cui uscirà un androide con una falciatrice, che farà qualche passo per fermarsi nel prato. Quando un'ape vi passa sopra, sparatele e se cade all'interno del robot, colpite anche quest'ultimo, che tornerà nello sgabuzzino, imprigionando l'insetto. Per concludere la caccia grossa, sparate al bidone dell'immondizia, facendogli sparare via il coperchio, quindi alla sommità dell'albero dove Felicity ha trovato rifugio: salterà fuori lo scoiattolo, inseguendo le sue ghiande. Quando l'ultima ape passerà sopra il bidone, fatecela finire dentro, quindi sparate allo scoiattolo il quale, infastidito, salterà giù sullo steccato rotto e farà volare il coperchio sopra la spazzatura, liberando completamente il giardino dalle api giganti. Tornate in cucina, sbloccando l'obiettivo "L'acchiappa-api", 20 punti giocatore. Episodio 4: Portamento regale Wallace viene rapito dall'ape regina, e Gromit va in suo soccorso con l'autobotte del miele. Per cominciare esaminate la "zona autoradio" e attivate l'autopilota, quindi aprite lo sportello portadocumenti e prendete la manovella, poi attivate il pulsante centrale sotto il tachimetro. Uscite dalla visuale e usate la botola che si è appena aperta sul tetto dell'autobotte. Usate la manovella con il comando della scala, che purtroppo si romperà quando passerete in una stalla. Rientrate nell'abitacolo, tornate alla visuale "zona autoradio", e selezionate il primo tasto sotto il tachimetro, facendo sbalzare via la gallina sul parabrezza. Uscite dalla visuale e dal tettuccio dell'abitacolo, ed afferrate la piuma della gallina. Ora selezionate la scala, uscendo completamente dall'autobotte, e usate la piuma sull'ape regina. Usando Wallace, selezionate il bocchettone dell'autobotte e versateci il preparato per i fiori, quindi selezionate l'autoradio e cercate sulla stessa il programma radiofonico comico. Usate il periscopio per passare al comando di Gromit. Non appena l'abnorme insetto starà per ridere, sparatele in bocca. Avete catturato la regina, oltre ad aver sbloccato "Portamento regale", 20 punti giocatore. June 02
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Camminando attraverso i prati falciati da poco, passando tra mastodontiche balle di fieno rotonde o macchinari agricoli fermi per la pausa pranzo, Aragorn, Gimli e Legolas erano ormai in vista della città di Minas Tiris. Aragorn temeva che fosse stato spiccato un mandato di cattura nei loro confronti, dopo che Boromir era stato arrestato dai Carabinieri in evidente stato di ubriachezza: probabilmente, in quel momento, il giovane principe stava scontando qualche giorno in galera, in attesa di un processo per il comportamento indecoroso mantenuto nell’area picnic e soprattutto per aver mostrato ai militari cos’avesse mangiato negli ultimi due giorni, una volta caricato sulla volante. Il re Denethor II, persona che già di suo era simpatica quanto i capelli negli occhi, capace di mandare al patibolo persone che avevano contravvenuto alle sue leggi, in quel momento doveva essere nero in volto all’idea che il figlio maggiore fosse ancora vivo. Fonti importanti ed autorevoli, del calibro di “Bisbiglio & cipiglio” o “L’hobbit ficcanaso”, sostenevano che il Signore di Minas Tiris avesse corrotto o minacciato le più importanti personalità della politica elfica per far accettare il figlio nel gruppo che avrebbe accompagnato il portatore dell’anello. Curiosamente, il re aveva corrotto e minacciato usando del formaggio di capra prodotto nella casera reale ed invecchiato 35 anni, nel primo caso impacchettato e con un valore economico inestimabile e nel secondo con il cellofan rotto ed il suo tipico afrore di arma chimica libero di spandersi nell’aria. Tutto questo lavoro affinchè Boromir ci lasciasse le penne ed il fratello minore potesse ereditare il regno: il motivo non era sicuro, ma Aragorn aveva letto su “L’hobbit ficcanaso” che il motivo era… - Credo che dovremmo aspettare la notte prima di proseguire. – propose Gimli, lasciandosi cadere stanco su una balla di pieno rettangolare e interrompendo il flusso di pensieri dell’umano. – Scommetto che se ci avvicinassimo con la luce alla città, verremmo fermati da una pattuglia dei Carabinieri, o peggio dagli agenti speciali del Re. Scommetto che quello ci vuole morti, altrochè storie! Legolas, che aveva smesso di capire la trama da quando avevano ordinato al McDonald e da allora era andato avanti solo per inerzia o cercando il camerino che gli era stato assegnato quando era nel cast di “Indovina chi viene a cena” (lui faceva la cena, in quanto era un film girato da orchi antropofagi), pensava che il tizio che quei tizi vestiti di blu avevano portato via su quella macchina blu con i lampeggianti blu era diventato blu perchè aveva visto che lui era più bello. Ammise che lui era più bello di tutti i tizi e che molti tizi avevano invidia di lui e poi diventavano blu. Adesso il tizio che comandava in quella città era arrabbiato perchè il tizio portato via dai tizi vestiti di blu sulla macchina blu… Con un sospiro di dolore, Legolas si prese la testa tra le mani e chiuse gli occhi: tutto quel pensare gli dava un’emicrania, e non poteva permettersi più di nove secondi al giorn… Ah, basta pensare, troppo male, troppo male! Aragorn, continuando a fissare i grattacieli che si stagliavano a pochi chilometri di distanza, pensò che il nano aveva ragione: probabilmente Re aveva fatto affiggere su ogni muro della città le loro foto, di sicuro accompagnate dalla promessa di una lauta taglia nel caso qualcuno li avesse visti e denunciati. D’altra parte, avevano fatto un giuramento (e soprattutto firmato un contratto con parecchie parti scritte con caratteri appena visibili) che li vincolava al successo della missione. In caso contrario si sarebbero potuti scordare l’edizione speciale di “Matrix” con loro come ospiti o la possibilità di presenziare a tutte le puntate di “La Terra di Mezzo sul Due” insieme a Lory Del Santo fino al 2036. - Non possiamo aspettare… – replicò infine l’umano, lo sguardo fisso sugli edifici ricoperti di vetri. Si voltò verso i suoi due compagni di ventura. – Quando lavoravo nella Third Echelon, cosa che negherò fino alla morte, sono riuscito ad entrare in luoghi che non v’immaginereste mai, posti posti(1) sotto il massimo controllo militare: io entravo ed uscivo senza che nessuno se ne accorgesse, portandomi via informazioni o sopstando oggetti per far poi impazzire la gente nel cercarli. Possiamo entrare nella città di Minas Tiris e raggiungere l’ufficio del Servizio Segreto degli elfi senza farci scoprire. Gimli strabuzzò gli occhi guardando Aragorn. – Facevi parte di una delle branche più segrete della Cia(2)? - Chi? Cosa? – glissò l’umano. - No, sul serio, tu… - Io chi? - Ma… - Eh? - Ah, vattene al diavolo! – esclamò il nano, arrendendosi. - Allora sei stato tu a mettere indietro di un’ora la sveglia che tengo nel gabinetto, l’ultima domenica di marzo appena passata! – accusò Legolas. - E perchè mai avrei dovuto farlo? E poi, scusa una cosa… che cosa te ne fai di una sveglia in bagno? L’elfo fece spallucce. – Quando mi lavo i denti mi guardo anche allo specchio, e spesso mi perdo nei miei bellissimi occhi… quindi posso passare anche due ore a spazzolarmi i denti. I dentisti si lamentano se non lavi i denti, si lamentano se te li lavi per due ore… La sveglia mi ricorda di smettere di lavarmi i denti. – Spiegò Legolas. Quando ebbe quell’idea soffrì di mal di testa per tre giorni. – Poi è arrivato quello lì – e indicò Aragorn, – che mi mette fuori posto l’orario: non sono mica uno scienziato che sa rimetterlo come prima!
Dopo aver inutilmente cercato di spiegare all’elfo l’esistenza di un curioso fenomeno di natura ignota conosciuto con il nome di “ora legale”, i tre su avviarono lungo le strade di Minas Tiris. Aragorn era alla testa del gruppo, correndo da un riparo all’altro, sporgendosi quanto bastava per sbirciare oltre e riprendere a correre per la strada, nascondendosi dietro ad una macchina, un muretto, un cane particolarmente grosso od un espositore di libri; Gimli, che camminava normalmente seguito da Legolas, lo fissava correre come uno scarafaggio in un appartamento quando si accende una luce, chiedendosi quanto tempo avrebbero impiegato le forze dell’ordine prima di piombare su di loro e rinchiuderli in una segreta, o meglio ancora un’ambulanza del più vicino istituti d’igiene mentale con un paio di infermieri nerboruti armati di camicie di forza, per poi sbatterli in una cella imbottita. Sperava solo che nelle docce comuni usassero le saponette-riccio della Sauron Inc… Incomprensibilmente per il nano, riuscirono a superare diversi quartieri senza essere fermati o additati: probabilmente il metodo di Aragorn funzionava davvero, e nessuno li notava. O, più semplicemente, lì erano tutti talmente indaffarati con la loro frenetica vita da cittadini di una metropoli, che un tizio che correva attraverso la strada nascondendosi dietro a qualunque oggetto possibile era un normale componente della fauna locale. In effetti, l’unico problema che Gimli aveva era tornare di tanto in tanto indietro e trascinare Legolas lontano da un istituto di bellezza o dalla vetrina di qualche gioielleria in cui compariva una pubblicità con la sua foto. I guai cominciarono quando svoltarono l’angolo di un incrocio e si trovarono la strada transennata ai lati, impedendo ad un pubblico di giovani donne di invadere la zona centrale in cui passavano limousine. - Maledizione! – sbottò Aragorn, bloccandosi di colpo. – Mi ero dimenticato che questa settimana c’è il “Festival della Capra”! Rinomata mostra famosa in tutta la Terra di Mezzo, il “Festival della Capra” era ormai giunto alla sua trecentoventiduesima edizione. In un tripudio di feste e celebrazioni, in un prato alla periferia di Minas Tiras, chiamato ‘l prà del bar(3), capre e montoni venivano celebrati al pari di divi del cinema; qui venivano eletti, dopo severi esami e prove massacranti i vincitori di gare del calibro di “Caprone più cornuto”, “Miss capra bagnata”(4), “Attestato Granarolo” al latte con meno piombo e “Premio Messner” per l’animale che si arrampicava meglio sulle rocce. - Dovremo prendere un’altra strada: qui ci saranno duecento persone con altrettante macchine fotografiche. – disse Gimli. – Rischiamo di essere scoperti in cinque secondi! Ma Legolas, che dopo due ore che non si faceva una maschera alla mucillagine di fontana iniziava a vedere il fantasma di Diego della Palma mentre si lamentava che avrebbe dovuto gettare nella spazzatura delle creme esfolianti perchè non aveva un vero figo da rendere ancora più bello, riconobbe nella folla di fan degli allevatori di capre gli spettatori della puntata di “Minas Morgul Police Department” in cui lui era il tizio che vendeva hot dog di basilisco e vedeva un tizio che sparava ad un altro tizio, e quella gente voleva incensarlo per la sua recitazione sublime. - Aragorn, andiamo da quella par… – stava dicendo Gimli quando vide l’elfo incamminarsi verso la folla. – Cosa diavolo sta facendo quell’imbecille? Sollevando in aria le braccia come un imperatore mentre ritorna alla sua reggia dopo una vittoriosa campagna militare, Legolas attraversò le due ali di folla. All’inizio molte delle ragazze presenti non lo riconobbero, ma bastò che una di quelle urlasse: “Oh miei dei! Quello è Legolas, di Uomini e donne!”, e si scatenò il putiferio. Aragorn e Gimli si erano fiondati all’inseguimento del loro compagno di ventura, cercando di acchiapparlo prima che potesse combinare qualche problema, ma si fermarono e si coprirono la testa sotto una grandinata di biancheria intima femminile, in parte reggiseni in pizzo, in parte cinture di castità in ghisa. Le forze dell’ordine, impiegate originalmente per controllare le fan degli allevatori di capre che sfilavano lungo la strada a bordo di Limousine e Ferrari, dovettero faticare quando la folla impazzì e cercò di abbattere le transenne per fiondarsi su Legolas. Alcune ragazze cercavano di lanciare verso il loro idolo qualunque cosa indossassero, mentre altre urlavano frasi come “Sei bellissimo!”, “Ti amo!”, “Fammi fare un figlio!”, “Lo voglio io il tuo hot dog di basilisco!”. L’elfo, ormai completamente inebriato dai complimenti e dalle dimostrazioni d’amore, se ne stava in mezzo alla strada, le braccia alzate e sorridente, come se si stesse facendo una doccia di pura felicità. Gimli, uscendo da sotto un corsetto di ferro battuto che era parabolato dalla folla impazzita, prese per un braccio Aragorn e lo strattonò. – Guarda là! Quella ha uno smartphone! Scommetto che sta postando su qualche sito il filmato con quell’imbecille in mezzo a Minas Tiris! Aragorn, che in quel momento stava lottando contro un paio di collant di budello che lo stavano strozzando, capì cosa intendeva il nano. Se avessero visto il filmato al castello di Minas Tiris, li avrebbero scoperti e catturati in pochi istanti. Strappandosi di dosso le calze assassine, corse verso Legolas e lo afferrò per una mano. Strattonato, l’elfo si ridestò dalla sua estasi e cercò di divincolarsi. – Ehi, queste sono mie fan! Mi aspettavano, aspettavano solo me! Le donne impazzirono quando videro qualcuno afferrare il loro idolo, e cercarono di soccorrerlo. Aragorn e Gimli presero ancora più fermamente l’elfo e, senza farsi troppi problemi alle grida del loro compagno, corsero verso la salvezza. Impacciate dalle transenne e trattenute dagli agenti, le donne infuriate non poterono salvare Legolas dalla furia di quell’umano e quel nano, sicuramente invidiosi della bellezza dell’elfo. Chissà dove volevano portarlo, e cosa volevano fare a quel gran bel figo?L’avrebbero mai più visto, quel magnifico protagonista di “Uomini e donne”? - E adesso? – chiese una delle ragazze alla sua vicina. – Legolas se n’è andato… Dopo lui, non ha senso restare qui a guardare degli stupidi allevatori di capre puzzolenti! - Hai ragione, oramai non vale più nemmeno la pena di restare qui. – Rispose l’altra. – Andiamocene a casa a fare qualcosa d’intell… Oh, per gli dei! Quello si vedeva dietro il giornalista durante il servizio del telegiornale sull’incendio dello scuolabus pieno di bambini! Tutte si voltarono verso un anziano che passava lungo la via a bordo di una bicicletta da corsa che aveva visto giorni migliori, urlando eccitate: “Sei bellissimo!”, “Ti amo!”, “Fammi fare un figlio!”, “Te le gonfio io le ruote!”. Il pensionato sorrise soddisfatto alle avvenenti ragazze, immaginandosi libidinoso cosa avrebbe potuto fare quella sera con un paio di quelle giovani dagli abiti succinti. Per sua sfortuna, non solo non arrivò alla fine della giornata, ma nemmeno al termine della strada perchè venne abbattuto da un tanga in bronzo dal peso di sedici chili lanciato da una ragazza che non aveva fatto in tempo a togliersi la biancheria intima quando in strada c’era Legolas.
Con il fiato ormai corto, Aragorn lasciò la mano di Legolas e si fermò appoggiandosi con una mano ad un muro. Gimli, che dopo una decina di metri aveva inciampato e si era fatto trascinare per tre vie da Legolas, a sua volta trainato da Aragorn: il nano si chiese come avesse fatto l’umano a non farsi prendere da un infarto qualche chilometro prima. - Adesso da che parte si va? – chiese Gimli, ignorando Legolas che stava piagnucolando per i capelli che si si erano scompigliati per la corsa. Aragorn rispose alzando una mano per far aspettare il nano, mentre cercava di riprendere fiato rantolando come un cane con il collarino troppo stretto. Quando ebbe ripreso un minimo di fiato, l’umano indicò un negozio di ferramenta dall’altra parte della strada. – Quello… è… il rifugio… segreto dell’agenzia. Entriamo lì e chiamiamo Capo usando il piccione viaggiatore inintercettabile. Il nano accennò con la testa la sua approvazione. – Ce la fai a camminare, adesso? - Sì, andiamo, non c’è più tempo da perdere. – ribattè Aragorn, staccandosi dal muro e facendo segno a Legolas di seguirli. Ma fecero appena due passi oltre la linea che delimitava la carreggiata, che un furgone scuro si parò davanti a loro con una brusca frenata. Non ebbe nemmeno il tempo di arrestarsi completamente che quattro individui impaludati in impeccabili completi scuri ed un enorme elmo dorato in capo saltarono fuori dal retro del mezzo, puntando delle balestre con puntatore laser su Aragorn, Gimli e Legolas. - Mani in alto! – intimò uno dei quattro. – Siete in arresto in nome di Re Denethor II! I tre non se lo fecero ripetere due volte, e si lasciarono circondare dagli agenti speciali del re. - Non abbiamo fatto nulla di male. – provò a dire Aragorn. – Eravamo solo di passaggio e volevamo andare in quel negozio a comprare un paio di cacciaviti. - Certo, come no. – ribattè quello che doveva essere il capo delle guardie. – Ne riparlerete con Sua Maestà il Re… ed in questi giorni è davvero arrabbiato. L’umano ed il nano si scambiarono una veloce occhiata: entrambi sapevano che si erano messi in un gran brutto guaio. - Non conosci qualche mossa per fermarli? – chiese Gimli sottovoce, mentre veniva ammanettato e spinto nel furgone. – A voi agenti non le insegnano? - Aspetta… – esclamò Aragorn. – Non ricordo se per gli attacchi letali devo premere “X” od il grilletto destro! - Per gli dei, sei un agente della Cia solo nei videogiochi? Le manette scattarono anche attorno ai polsi dell’umano. – Perchè, tu che ti vanti di essere campione regionale di scavo nella miniera lo sei forse nella realtà? - Tu dammi un piccone e te lo dimostro sulla testa! – gridò il nano, mentre lo sportello del cellulare veniva chiuso ed un paio di guardie allungavano i loro taccuini verso Legolas perchè le firmassero per le loro figlie che lo seguivano sempre in tv, quando mandavano le repliche di “Indovina chi viene a cena”. L’elfo impiegò tutto il tempo del viaggio per ricordarsi se firmava con una croce od un più ribaltato.
Continua dopo una breve telepromozione per la vendita di etichette adesive per catapulte…
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1. Una delle due parole ha l’accento grave sulla lettera “o”, mentre l’altra ha un accento acuto sulla stessa lettera… ma in che ordine? 2. Dopotutto, se un’agenzia segreta non fosse conosciuta, sarebbe ancora segreta o non esisterebbe del tutto? Vedetela un po’ come la storia dell’albero che cade in mezzo ad una foresta in cui nessuno potrebbe sentirlo, farebbe comunque un rumore? 3. Che non ha nulla a che vedere con il bar in cui si beve il caffè. 4. Potrebbe essere confuso con “Miss maglietta bagnata”, ma mentre nella versione umana si giudica con gli occhi, nella versione caprina si usa principalmente il naso. June 01 Teschio numero 1: Guarda, papà Missione: Base Alpha Come si ottiene: Semplicemente, devono morire 100 Grunt presente nella mappa, non importa se uccisi da Forge, le truppe salvate o dal bombardamento. Il problema consiste nel fatto che potreste anche “perdere lungo la strada” qualche Grunt, e se anche doveste riuscirci, pochi secondi dopo la missione finisce. Note: Paradossalmente, è probabilmente il più difficile da ottenere nell’intera campagna. In effetti, non fosse per l’obiettivo che lo richiede, non varrebbe nemmeno la fatica di ricercarlo. Dove si trova: Accanto all’edificio nello spiazzo appena prima della porta della base Alpha protetta dallo scudo Covenant. Prima di assaltare la base, lasciate un Warthog nello spiazzo e, mentre le altre truppe finiscono gli ultimi nemici, tornate qui e preparate il mezzo a raccogliere il teschio. Effetto: Le taniche di metano dei Grunt (non respirano ossigeno) esplodono una volta ucciso l’alieno. Causa danni ai personaggi nelle vicinanze. Teschio numero 2: Festa di compleanno Grunt Missione: La reliquia Come si ottiene: Uccidendo 20 Jackal, i cecchini dei Covenant. Questi nemici si trovano principalmente sulle torrette da cecchino, meglio se attaccati da carri armati o Warthog. Note: Semplice da ottenere, ma richiede di esplorare tutta la mappa. Dove si trova: A Sud della base Alpha, all’interno delle mura di cinta. Effetto: Preso di peso da “Halo 3”, a sua volta citazione di “Viva Pinata”, quando si uccide con un arma da fuoco un Grunt, questo esplode in una fontana di coriandoli (purtroppo, a differenza degli altri due titoli, qui non si sentono i bambini esultare).. Teschio numero 3: Campanaccio Missione: Interni reliquia Come si ottiene: Uccidendo 45 (coppie di) cacciatori. Essendo molto pericolosi per i carri armati, è consigliabile cercare di prendere questo teschio giocando a difficoltà basse. Note: Probabilmente comparirà quando avrete le truppe ormai prossime ad uscire dall’installazione dei Precursori. Dove si trova: Il teschio compare nel punto più a Nord della struttura ad anello dove Forge ed Anders si sono rifugiati durante l’attacco Covenant. Consiglio di lasciare in posizione un soldato che recupererà il teschio senza il rischio di incappare in nemici e facendovi risparmiare tempo. Effetto: La fisica impazzisce e i nemici volano in aria quando colpiti da esplosioni. Teschio numero 4: Iu Huu Missione: Città di Arcadia Come si ottiene: Uccidendo 50 Elite, i quali si possono trovare ovunque nella mappa. Note: Semplice da sbloccare, semplicemente proseguendo nella missione. Dove si trova: In un giardino a Sud Est della mappa, vicino all’uscita dell’autostrada. Effetto: Il raggio degli Scarab sembra uscito da un sogno hippie. Ovviamente i raggi continuano ad uccidere… Teschio numero 5: Nebbia Missione: Dintorni di Arcadia Come si ottiene: Distruggendo cinque Wraith non dirottati. Note: Un altro teschio che si sblocca proseguendo nella missione, ma potrebbe “entrare in contrasto” con l’obiettivo del livello che richiede che gli Spartan dirottino sei veicoli Covenant. Dove si trova: A Ovest c’è un’autostrada che si divide in due parti: seguite quella con due corsie che prosegue dritta verso Nord Ovest e non quella a singola corsia. Effetto: La minimappa scompare dall’interfaccia, rendendo la partita più complicata e aumentando il punteggio finale. Teschio numero 6: Malattia Missione: Cupola di luce Come si ottiene: Abbattendo 50 Banshee. Note: Molto semplice creando delle torrette nella base e ponendo dei Wolverine a difesa dei Rhino. Dove si trova: Accanto alla base c’è un hangar. Effetto: I propri soldati hanno la metà della salute. Il punteggio finale aumenta. Teschio numero 7: Simpatizzante dei ribelli Missione: Scarab Come si ottiene: Distruggendo 20 Locust. Note: Se non v’interessa sbloccare l’obiettivo “Microgestione” sarà abbastanza semplice, mentre se non volete distruggere i nodi energetici (cosa da fare comunque al livello di difficoltà più basso) dovrete andare alla ricerca dei Locust. Dove si trova: Nella zona Nord Ovest, in una “insenatura” nella montagna in cui viene costruito il Super Scarab. Effetto: I soldati nemici hanno un quarto di salute in più. Il punteggio finale aumenta. Teschio numero 8: Sostenitore ribelli Missione: Il segnale di Anders Come si ottiene: Uccidendo 750 infezioni. Note: Richiede una missione di ricerca per essere completata, magari dagli Spartan o da un gruppo di Warthog potenziati con cannona Gauss, oltre ad avere installato delle torrette nella base. Attendete di avere completato le 750 uccisioni prima di recuperare l’ultimo Elephant. Dove si trova: A Nord della mappa, dove c’è un gruppo di soldati da salvare. Il teschio si trova in un’altura in cui sono presenti molti Steli Flood. Effetto: I nemici causano il 50% di danni in più. Il punteggio finale aumenta. Teschio numero 9: Leader ribelli Missione: I Flood Come si ottiene: Distruggendo 20 Steli Flood, che nella mappa dovrebbero essere più di 50. Note: Semplice, ma richiede che ogni bersaglio venga indicato dal giocatore. Dove si trova: Ad Ovest della prima base, vicino ad un Pellican abbattuto. Usate un mezzo aereo per recuperarlo. Effetto: I nemici vengono addestrati con un livello di esperienza in più. Il punteggio finale aumenta. Teschio numero 10: Tranello Missione: Pianeta Scudo Come si ottiene: Distruggere 350 unità di Flood volanti. Note: Richiede un po’ di tempo: meglio usare la bomba Cryo su sciami particolarmente numerosi e Wolverine a difesa della base. Dove si trova: Nel lato Sud Ovest della mappa, tra i due piloni, c‘è un “isolotto” su cui si trova il teschio. Usate un Hornet ma fate attenzione all’attacco di alcuni Flood nella zona. Effetto: Le proprie unità impiegano la metà del tempo a ricaricare le loro abilità speciali. Il punteggio finale diminuisce. Teschio numero 11: Biscottini Missione: Purificazione Come si ottiene: Distruggendo 100 guardiani dei Precursori. Si muovono lungo la mappa, fluttuando alla ricerca di nemici da eliminare: le torrette, ai livelli di difficoltà più bassi, possono eliminarli in pochi istanti. Note: Costruendo molte torrette ed Hornet si sblocca in breve tempo. Dove si trova: Nello spazio, davanti alla prua della Spirit of Fire, raggiungibile solo con mezzi aerei. Effetto: Le proprie unità hanno il 50% di salute in più. Il punteggio finale diminuisce. Teschio numero 12: Candelotto Missione: Riparazioni Come si ottiene: Abbattendo 12 Spirit (trasporti Covenant). Note: Il metodo migliore è usare Wolverine potenziati e posti nella sezione posteriore dello scafo della Spirit of Fire. I trasporti vengono attaccati automaticamente quando stanno arrivando, ma una volta che hanno scaricato le truppe non è più agganciabile. Dove si trova: Tra gli scivoli a poppa della Spirit of Fire. Effetto: Una unità nemica su 20, quando muore, esplode, causando danni di area. Il punteggio finale diminuisce. Teschio numero 13: Treno del dolore Missione: Testa di sbarco Come si ottiene: Abbattere 15 Flood bombardieri. Note: Ponete qualche unità (meglio Wolverine o Warthog potenziati al cannone Gauss)nella zona del teletrasporto di arrivo e lasciate a loro il compito di completare l’obiettivo. Dove si trova: In una valle ad Ovest del punto in cui Forge salva Anders, nella zona accessibile solo con il teletrasporto. L’area è pesantemente protetta dai Flood, quindi consiglierei quasi di mandare prima lo Scarab catturato per ripulire l’area ed uno Spartan a recuperare il teschio. Effetto: Le proprie unità vengono addestrate in metà tempo. Il punteggio finale diminuisce. Teschio numero 14: Mietitura abbondante Missione: Reattore Come si ottiene: Eliminare 20 Vampire Note: Si ottiene semplicemente facendo la guardia al reattore iperluminale con i Wolverine, e proseguendo lungo la missione. Dove si trova: Risalendo la strada che va dalla base iniziale alla prima dei Covenant, a sinistra si può vedere una piccola pineta. Qui si trova il teschio, raggiungibile a piedi seguendo un piccolo sentiero. Effetto: L’economia ha un incremento del 25%. Il punteggio finale diminuisce. Teschio numero 15: Imperatore Missione: Fuga Come si ottiene: Distruggendo 3 Scarab. Note: In quanto Scarab, richiedono un attacco massiccio per essere distrutti, meglio se si usa il Raggio Cam e l’attacco speciale “Sbarramento” dei Vulture. Rimando comunque a questo post per informazioni su come procedere. Dove si trova: A Nord Est della cupola, in una zona infestata dai Flood. Effetto: I poteri del proprio leader impiegano la metà del tempo a ricaricarsi. Il punteggio finale diminuisce. Relativi ai teschi, ci sono tre obiettivi: “Ahimè! Povero Andrew Thomas” (non chiedetemi chi sia questo individuo…), 5 punti giocatore, richiede semplicemente di recuperare un teschio; “Profanatore di tombe”, 30 punti, invece si sblocca trovando tutti i teschi nel gioco; infine “Il proprio peggior nemico” è abbastanza singolare. Quest’ultimo obiettivo vuole che si completi una missione vincendo la medaglia d’oro con tutti i teschi “negativi” in funzione. Detto così può sembrare difficile o impossibile, ma basta avviare la prima missione, “Base Alpha”, alla difficoltà minima, con attivi i teschi “Nebbia”, ”Malattia”, ”Simpatizzante ribelli”, ”Sostenitore ribelli” e “Leader ribelli”. La missione non si dimostrerà comunque difficile, e otterrete 20 punti giocatore. 
| Questa mattina, andando a Villa di Tirano per fare la spesa, ho trovato un coda chilometrica che si muoveva a passo d’uomo. La coda è durata almeno un’ora, quindi non so se è stato causato da un incidente (anche se la coda c’era solo lungo una corsia, cioè quella in direzione Sondrio – Tirano, mentre l’altra era praticamente sgombra) o per la gente che, in occasione della Festa della Repubblica (in Italia) e delle Pentecoste (in Svizzera), si recava nella Confederazione Elvetica, oppure, ancora, a causa dei semafori posti negli incroci della città di Tirano. La Statale che attraversa la Valtellina, infatti, divide a metà Tirano, rallentando quindi il traffico proveniente o diretto in Alta Valtellina, come Livigno o Bormio. Viaggiare in Provincia di Sondrio durante le ferie o le feste diventa quindi un calvario, e l'attesa per una nuova Statale si prolunga ormai da anni. | May 31 Un’altra domenica in cui l’unico pensiero era quello di trovare della frescura, in una giornata torrida, l’ennesima in questi ultimi anni in cui non solo non nevica, ma anche l’acqua scarseggia. L’erba nei prati è ormai solo un ricordo sbiadito nella mente delle persone più anziane, mentre le cime delle montagne sono ormai ricoperte da sabbia ocra. Le rigogliose foreste che coprivano il lato orobico della Valtellina sono solo tronchi secchi senza foglie e iniziano ad essere sostituiti da cactus, più adatti al clima desertico.
Ps: per chi non l'avesse capito, questo è un post ironico, e quella sopra è una foto scattata in data odierna che mostra la neva caduta in giornata a 1800 metri. May 29 Vorrei che tutti quanti vi alzaste in piedi e applaudiate al sito delle Poste Italiane, e soprattutto al magnifico sistema di registrazione. Per cominciare, per sapere se la propria lettera è andata persa in Botswana o il credito della propria PostaPay è stato prosciugato dal sito porno a cui ci si è abbonati, bisogna dare ogni tipo di dato personale, tra cui luogo di nascita e codice fiscale ma non l’indirizzo email, probabilmente per il rispetto della privacy. Quindi viene affermato che per completare la registrazione è necessario un codice che viene spedito da Poste Italiane. Ovviamente, non avendo inserito la posta elettronica (cosa abbastanza illogica, dato che chiunque frequenti Internet ha almeno un indirizzo email), bisogna scegliere se farsi mandare suddetto codice via SMS o telegramma. Telegramma? Ma esistono ancora? Allora perché non con il piccione viaggiatore o i messaggi di fumo, già che ci siamo? Io ho scelto l’SMS, anche se avrei preferito un Telegramma cantato, che è arrivato dopo pochi secondi sul cellulare. Quando però l’ho inserito, mi è comparsa la scritta che era errato, ed ora non posso né creare un nuovo profilo (ho provato ma non si può perché ho un solo codice fiscale), né modificare quello già fatto e che non posso utilizzare. proverò a mandare un messaggio al servizio clienti, comunque complimenti! Una volta la Posta non ti faceva arrivare a casa in tempo le bollette, adesso ti fa arrivare male gli SMS… l’importante è restare al passo coi tempi. May 26 Dopo aver visitato le lande glaciali di Arcadia, la devastazione della colonia di Harvest e aver combattuto su pianeti sconosciuti abitati da creature abominevoli, la fine del viaggio è ormai giunta e bisogna riportare a casa l’equipaggio della Spirit of fire. C’è solo un piccolo problema: mentre il Sergente Forge sta salendo verso il piccolo sole all’interno del Pianeta Scudo in una missione suicida che distruggerà la flotta Covenant nuova di zecca, l’unico passaggio per abbandonare la zona è bloccato da uno scudo e sta a voi aprirlo prima che tutto salti i aria, ovvero 35 minuti. Dopo il filmato iniziale, mentre le vostre truppe Talo e gli Spartan calmano i bollenti spiriti di un gruppo di Flood, selezionate la Base di fuoco a vostra disposizione (che d’ora in poi, per capirci meglio, chiamerò questa “Capitale”) e potenziatela a Stazione, e ordinate due Basi rifornimento ed un reattore. Ora la scaramuccia con i Flood dovrebbe essersi conclusa: selezionate un Talo e mandatelo a sinistra della Capitale, a raccogliere le casse rifornimento; una volta terminate, mandatelo a Sud (secondo la bussola della mappa) e fategli presidiare l’edificio dei Precursori. Potrebbe esserci nel frattempo un’altra scaramuccia, ma i vostri uomini la risolveranno senza tanti problemi. Tornate alla Capitale, che dovrebbe essersi evoluta a Stazione, e potenziatela al livello successivo. Ordinate un’altra Base rifornimenti ed un altro reattore, oltre a quattro torrette protettive. Potenziate le Basi rifornimento già disponibili se possibile. Selezionate uno Spartan ed un’unità Talo, quindi mandateli verso Est, dove si vede, tra la struttura centrale del livello e la nebbia di guerra, un Warthog distrutto in cui è possibile nascondersi: qui raccogliete le casse e presidiate la torre dei Precursori con i Talo. Mandate appena oltre lo Spartan, che potrà eliminare sulla distanza alcuni tentacoli Flood. Tornate alla Capitale, dove dovreste ritrovarvi due spazi liberi: qui edificate un’armeria da campo e, quando disponibile, un cantiere per i mezzi volanti. Potenziate eventuali Basi rifornimento ancora “semplici” ed attendete di avere abbastanza crediti per poter aumentare il livello tecnologico trasformando entrambi i reattori in reattori avanzati. Consiglio di aspettare un momento e permettere all’economia di sviluppare le risorse necessarie senza mandare allo sbaraglio gli Spartan od il Talo rimanente sulla cupola a recuperare le casse rifornimento: i nemici sono troppi e troppo potenti per rischiare, ed i due super soldati è meglio lasciarli a protezione della Capitale. Nel frattempo potete mandare più avanti lo Spartan in avanscoperta e fargli eliminare qualche altro nemico, oltre a raccogliere le casse protette dal tentacolo Flood (dopo che l’avrete eliminato, ovviamente). Dovrebbe contattarvi anche Forge, facendo scattare il conto alla rovescia. Tornate alla Capitale e potenziate l’ultimo reattore, quindi andate al cantiere ed ordinate due Vulture. Selezionate la Capitale e posizionate il punto di raccolta ad Ovest della stessa, in modo che gli aeromobili non stazionino sopra gli Spartan e non vengano coinvolti negli attacchi contro la base (i Vulture sono resistenti, ma fino ad un certo punto). Man mano che i Vulture escono dalla fabbrica, mandatelo nell’angolo Sud Est della mappa (evitando di farli passare sopra la cupola cosicché non incontrino lo Scarab), e fate presidiare loro la zona in cui è possibile edificare la seconda base. Tornate alla Capitale, e nell’armeria di campo avviate la ricerca per le riserve, mentre ordinate un terzo Vulture. Attendete che la zona a Sud Est si liberi (ci dovrebbero essere alcuni Flood, un nido e alcuni tentacoli da eliminare assolutamente), quindi richiedete la seconda base. Qui edificate tre Basi rifornimento, mentre potenziate la Base di Fuoco, quindi ripotenziatela e riempitela di Basi rifornimento (anche lasciate “semplici”) ed un cantiere, oltre a ordinare delle torrette. Ricordatevi comunque che nei pressi di questa base vi ritroverete spesso dei cecchini Covenant, quindi fate attenzione se avete Spartan appiedati nella zona. Mentre attendete di poter fare tutto questo, tornate alla Capitale e, se ancora viva, fate trasportare l'ultimo Talo da un Pellican (o mandatela a piedi, è indifferente) fino alla seconda base, quindi fatele raccogliere le casse rifornimenti e, se non l'avete persa, presidiare la terza torre dei Precursori. Non è indispensabile, ma è sempre meglio. Ricordate di eliminare un uovo Flood vicino alla console. Tornate alla Capitale e selezionate l’armeria di campo, quindi avviate tutte le ricerche che che l’economia vi permette, privilegiando comunque il raggio Cam e le torrette. Nel caso dovesse avanzarvi qualche risorsa, ordinate altri Vulture, qui o nella seconda base. Andate alla seconda base, e seguite verso Nord la zona tra la cupola e la nebbia di guerra: vedrete un lanciatore Flood. Avrete già capito nei livelli precedenti che sono dei nemici pericolosi, e sui Vulture fanno danni rilevanti: aprite il menù della Spirit of fire e richiedete un bombardamento che colpisca il lanciatore Flood. In questo modo ve ne sarete liberati, anche perché nelle vicinanze ci sono alcuni stormi di Flood volanti che danneggiano parecchio i Vulture. Mandate i Vulture verso Nord, dove ormai dovreste aver visto il punto per la terza base. Qui cominceranno a comparire i Flood volanti: non attaccateli con la bomba Crio, o anche le vostre unità aeree rischieranno di precipitare (oppure lanciatela appena prima della nebbia di guerra, ma il rischio è comunque alto)! Lasciate piuttosto che i Vulture abbattano loro i nemici e liberate l’area, in particolare modo non dimenticate un tentacolo vicino alla console che dovrete usare in seguito. Mentre fate piazza pulita di nemici, trovate un cantiere ed ordinate la ricerca sul “Mega sbarramento”, che servirà in futuro. Nell’armeria di campo continuate a sviluppare qualunque cosa sia disponibile. Potrebbe anche accadere che i due Spartan di guardia alla Capitale vengano sopraffatti: distaccate un Vulture per supportarli, oppure usate "Bombardamento" per distruggere gli aggressori (evitate di usare il raggio Cam se non sullo Scarab). Riparate eventuali edifici danneggiati. Richiedete la terza base e potenziatela come la seconda, quindi mandate ancora più a Nord i Vulture. Se doveste averne persi (succede), ordinatene altri. Cercate di tenere completa la popolazione. Proseguendo il loro volo, i Vulture incappano in un secondo Lanciatore Flood: eliminatelo con il loro attacco speciale, "Sbarramento", quindi lasciate il tempo per ripulire la zona. Ignorate la torre dei Precursori (ormai dovreste avere una signora economia) ma tirate avanti fino a raggiungere l’ennesima area dove stabilire una base, che potrebbe essere già stata rivendicata dai Covenant: in tal caso distruggetela e controllate che nella zona non ci siano nemici, quindi edificatene una, seguendo sempre lo steso metodo. Attenzione perchè in questa e nella prossima base i Covenant attaccheranno duro, quindi è meglio potenziare le torrette con i lancia missili. Un altro paio di cose: davanti alla base è presente una scatola nera, mentre dovrebbe essere possibile sbloccare il terminale della cupola li vicino. Tornate all’armeria di campo e ricercate le ultime tecnologie mancanti, quindi usando il raggio Cam e, se non sufficiente, "Bombardamento", distruggete lo Scarab. Lo Scarab se ne va allegramente per la cupola facendo lo sbruffone e fermandosi qualche istante sui geroglifici: attaccatelo in quel momento. Se poi non dovesse bastare, usate sbarramento dei Vulture. Tornate alla Capitale e, se anche questo terminale è funzionante, sbloccatelo (1A) e poi sbloccate quello della base appena creata (1B): lo schermo protettivo di due spicchi della cupola lampeggerà e scomparirà per sempre, e se c’era qualcuno sopra cadrà di sotto (non usatelo comunque come tattica difensiva od offensiva, questo fatto…). Ricercate le ultime tecnologie nell’armeria di campo e riparate i Vulture danneggiati, quindi attaccate con sbarramento la base Covenant appena ad Est (come prima, lasciate i raggi Cam contro gli Scarab che arriveranno – perchè, sì, ne arriveranno…). Una volta ripulito anche qui, edificate l’ennesima base seguendo sempre lo stesso metodo, e potenziando le torrette con lanciamissili. A questo punto potrebbe apparire un nuovo Scarab, che attaccherà la base precedente: eliminatelo con il raggio Cam (sebbene sia un po’ difficile colpirlo mentre è in movimento) od usate lo sbarramento dei Vulture. Il primo attacco comunque è il migliore. Ora dovrebbe essersi attivato anche il terminale davanti alla nuova base appena strappata al nemico. Andate nel terminale (2A) ad Est della Capitale, e se non dovete prima ripulire l’area (anche le sentinelle ne disturbano il funzionamento) attivatelo, quindi attivate anche il terminale (2B) davanti all’ex base Covenant. Ormai è quasi fatta: riparate o costruite nuovi Vulture e preparatevi a muovere contro l’ultima base Covenant. Attaccatela come la precedente e, sebbene abbia degli scudi a difesa, potranno poco contro la potenza distruttiva dei Vulture, quindi eliminate ogni presenza aliena. Potreste anche perdere nel frattempo una delle ultime basi acquisite, ma ignorate il fatto e proseguite con l’attacco finale. Tornate ad Est, e sbloccate l’unico terminale (3A) rimasto (se dovesse esserci qualche alieno eliminatelo usando l’unità Talo che presidia la torre, o mandando un paio di Vulture – tenetene qualcuno comunque nella zona appena conquistata per presidiarla da eventuali attacchi nemici). Semmai dovesse comparire un nuovo Scarab eliminatelo con i raggi Cam. Adoperate anche il terminale finale (3B) (qui dovreste sbloccare un obiettivo che richiede di usare i terminali secondo un ordine preciso che indico, comunque, nello schema che segue a scanso di equivoci).
E, gente, “Halo Wars” è finito. Probabilmente non avrete ottenuto l’oro, ma rigiocandolo ai livelli più semplici dovreste ottenere ottimi moltiplicatori di combattimento. Se volete il teschio del livello, dovrete distruggere tre Scarab ed andare a cercarlo nella zona Est del livello, dove c’è un’alta concentrazione di Flood. Anche unità appiedate possono recuperarlo. May 24 No, non parlerò di politica, bensì di Formula 1. Allora, vi chiederete, cosa centra il titolo? Poco o nulla, ma mi piaceva la rima (che poeta che sono!). Dopo l’annuncio che anche Roma vuole essere la sede del Gran Premio d’Italia di Formula 1, scippandolo quindi a Monza (quindi “Roma Ladrona”), il mio paese non può starsene lì a guardare e propongo il percorso del Gran Premio di Teglio (e qui abbiamo la “Teglio copiona”).
| Qui potete trovare il circuito visibile su Google Earth studiato per vedere le più belle zone e viste del Comune di Teglio: |
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La partenza è all’ombra della Torre De li beli miri, sulla strada del mercato, accanto al campo di calcio ed al Prà de Resa. D’accordo che la strada è piuttosto stretta, ma nemmeno a Monte Carlo mi pare corrano sulle autostrade a quattro corsie… La corsa continua attraverso la piazza, per poi scendere lungo via Roma e via Cordini. All’incrocio con Casa Cordini, le monoposto imboccano la strada che porta verso Arboledo ma, prima di giungere nella contrada, si imbocca la “Parabolica dei boschi”: una strada molto semplice da seguire, anche se, ad alta velocità, i vari dossi rischiano di far volare le macchine da corsa nelle vigne sottostanti. Si arriva a Caven, dove sono state trovate diverse testimonianze della preistorica Teglio (non che adesso sia molto cambiata…), tra cui la famosa Dea Madre. Qui la strada va sistemata un po’, perché Montezemolo è meglio tenerselo buono e non sfasciargli le sospensioni delle Ferrari è meglio evitarlo. Si segue la strada che attraversa i terrazzamenti delle vigne, quindi si passa appena sopra Tresenda. All’inizio volevo far passare la corsa anche per le due contrade maggiori del fondovalle, ma ciò avrebbe dovuto far chiudere la Statale, e m’immagino il casino che ne sarebbe venuto fuori… Quindi si percorrono circa cinque chilometri sulla Provinciale dei Castelli, attraversando Castelvetro e arrivando fino alla contrada di Casa Branchi. A questo punto si svolta sulla via al Lago in mezzo a campi di grano saraceno, sotto lo sguardo curioso di chi guarda la corsa dalla pineta. Giunti alla sommità della salita, si svolta a destra: qui se si vogliono raggiungere i box è sufficiente tirare dritti, oppure attraversare il parcheggio dell’ufficio postale e ripassare per la partenza. La lunghezza totale è di circa quindici chilometri e ci sono un numero molto elevato di curve, quindi la velocità, tranne in alcuni tratti, non sarà particolarmente alta, dando quindi la possibilità a chi sta, ad esempio, lavorando nelle vigne di ammirare meglio le macchina da corsa. Il guadagno per il Comune di Teglio sarebbe immenso: per cominciare diventerebbe davvero famoso nel mondo (abbiamo un ufo caduto a Carona ed un giacimento di diamanti neri, ma non possiamo parlarne …ops!), ed avremmo delle entrate non indifferenti nelle casse comunali. In più, cosa ancora più importante, finalmente avremmo le strade asfaltate come si deve, senza buchi dal diametro di un metro. Bene, ora che ho spiegato le mie idee e vi vedo tutti convinti del progetto, qualcuno ha il numero di telefono della FIA?
Vai all’indice… Gandalf vedeva il mondo da una prospettiva nuova. Tutto quanto minuscolo, un po’ come guardandolo su Google Middle Earth™, se non che di tanto in tanto una nuvola si poneva tra lui ed il terreno, nascondendo tutto alla sua vista. Sapeva di non essere morto ed essere salito in Paradiso, soprattutto perché il Paradiso, come spiegava Lost Food, era solo un invenzione delle multinazionali del caffè, e tutti i veri credenti del culto della Giusta Alimentazione si sarebbero reincarnati: i buoni in rape da zucchero, i cattivi in songino divorato dai pidocchi. In più, aveva dato di stomaco quando quel dannato mostro di metallo che lo trasportava tenendolo in mano aveva schivato uno stormo di anatre e quando aveva abbattuto un aereo di linea strappandogli le ali e scagliandolo contro uno svincolo dell’autostrada che scorreva nelle vicinanze. In realtà non era un volo scomodo, anche se un paio di occhialini da aviatore a Gandalf non avrebbero dato di sicuro fastidio, e le bevande che venivano servite erano troppo frizzanti per i suoi gusti. Il magone, dopo una giornata letteralmente in mano al robot del Culto del Furmentun (aveva ormai sorvolato ogni luogo esistente nell’intero continente, come dimostravano le scie nere che lasciava in cielo, risultato della propulsione ricavata facendo bruciare scarpe da ginnastica usate), si chiese se sarebbe finito prima il carburante od il mondo. In effetti fu una domanda che gli restò per il resto della sua vita poiché, mentre erano intenti a sorvolare le campagne nei pressi di Isengard, una manovra sbagliata del robot lo fece finire in una nuvola temporalesca: qui l’umidità ed il vento ebbero la meglio, e la fiamma pilota del boiler, che costituiva il cuore dell’uomo di ferro, si spense, e con essa il robot, che piano piano iniziò a perdere quota e a cadere sulla città, come un novello kamikaze di rottami. Chiunque fosse passato in quel momento per Via della Metallurgia, non avrebbe potuto non vedere un orchetto uscire di corsa dalla porta a vetri principale dell’Istituto Superiore della Sanità, gettarsi sulle ginocchia e, con le lacrime agli occhi, urlare: – Eureka! Eureka! Il dottor Kirg, luminare della sacra scienza di guarire le persone e vincitore (di cui una volta ai rigori) di quattro Nobel per la medicina, aveva un sogno che seguiva ormai da anni: creare un vaccino ai brufoli. I brufoli, problema che assillava milioni se non miliardi di persone in tutto il mondo, il professore sapeva non essere in realtà un problema. Importanti studi eseguiti nei secoli precedenti da importanti maghi rinchiusi nelle loro torri oscure od appena tinteggiate, erano giunti alla conclusione che i brufoli, per quanto inestetici e fastidiosi, erano importanti alla salute: qui si depositano tutti i pensieri brutti dei bambini, poi di notte arriva la fatina del brufolino con la sua bacchettina magica e fa puf, tocca il brufolino che fa pop esplodendo ed i fantasmini dei pensieri brutti volano via con un gran sorriso sul faccino perché i bambini non hanno più i pensieri brutti e diventano bravi bambini. Su questo si sarebbe dovuto basare la medicina moderna, ripeteva quotidianamente il professor Kirg ai suoi aiutanti e a chiunque lo intervistasse. Il suo intento era creare una cura affinché i pensieri brutti dei bambini non ristagnassero nella pelle, ma evaporassero via, come gocce di sudore. Questo per due motivi: primo, permettere alle persone di eliminare i pensieri cattivi, e poter diventare migliori senza aspettare la fatina dei brufolini che di solito passava il suo tempo a guardare filmini su porngnomes.com, quindi quando mai aveva tempo di fare il suo lavoro?; secondo, quella folle religione chiamata “estetica” aveva impresso nella mente di tutti che i brufoli fossero brutti, ed organizzazioni criminali come la Palmolive o la Dove cavalcavano l’onda di questa pazzia e speculavano vendendo creme e saponi che facevano riassorbire i brufoli. La prova di tutto ciò era che da quando si era diffusa la moda di lavarsi tutti i giorni con il sapone, i bambini avevano via via perso il rispetto per i genitori e usavano termini offensivi come anodo o pendolo. I studi si erano protratti per anni, tra mille difficoltà, come la mancanza di fondi ed i sicari assoldati dalla Nivea per uccidere lui ed i suoi aiutanti, almeno finché non era finito sotto l’ala protettiva di Saruman. Da allora aveva avuto fondi, sicurezza e la possibilità di assumere neolaureate brutte e intelligenti, invece delle solite bellone capaci solo di parlare dell’ultima rossetto che avevano comprato ai saldi, che tanto piacevano ai rettori delle università. Ma in quell’atmosfera di tranquillità, dove una buona mente contava più di belle gambe, il lavoro aveva avuto un accelerazione tale da permettere di formulare ipotesi ed eseguire esperimenti senza preoccuparsi dei finanziamenti. Infine, quel giorno il traguardo era stato raggiunto: entro breve i cartelli della pelle liscia e pulita sarebbero stati abbattuti, immettendo sul mercato mondiale una semplice pastiglia da assumere una volta sola nella vita, alla modica cifra di 4,99€, contenente sostanze capaci di impedire ai pensieri cattivi di rimanere in letargo nelle ghiandole sebacee, in attesa della fatina erotomane. Il dottor Kirg, sebbene molto schivo e poco propenso a vantarsi delle proprie vittorie, sapeva che con quella scoperta sarebbe stato asceso all’Olimpo della medicina, in compagnia di grandi come Pasteur, Fleming(1), Besta(2) o Watson(3). Chiunque fosse passato in quel momento per Via della Metallurgia, non avrebbe potuto non vedere un orchetto uscire di corsa dalla porta a vetri principale dell’Istituto Superiore della Sanità, gettarsi sulle ginocchia e, con le lacrime agli occhi, urlare: – Eureka! Eureka!, così come avrebbe alzato lo sguardo verso il cielo, attratto da un oggetto metallico in caduta dal cielo, come un ICBM lanciato da uno stato canaglia contro la valle dei Teletubbies. Saruman, seduto alla sua scrivania in mogano, con le spalle rivolte alla vetrata del suo ufficio, sito al cinquantesimo piano della torre di Isengard, terminò di dettare la lettera. – Per favore, signorina, lo batta a macchina e poi lo spedisca via piccione viaggiatore, poi contatti Albus Percival Wulfric Brian Silente per accordarci riguardo la sostituzione delle sfere di cristallo rotte. - Sì, signore. – rispose la segretaria, chiudendo il blocco appunti in cui aveva scritto la lettera appena dettata. Un volta uscita dall’ufficio, entrò trafelato Kommon, il braccio destro di Saruman. Kommon era un giovane orchetto dedito a pessime abitudini, come lo spaccio di figurine dei Pokemon fasulli o le sere passate sui videogiochi di pesca, che un giorno cercò di rubare le pale in lega dell’elicottero di Saruman mentre quest’ultimo stava supervisionando alla ristrutturazione di una sede della Caritas nei bassifondi di Minas Tiris. Le forze dell’ordine, allertate da alcuni passanti, i quali volevano a loro volta rubare le pale in lega, giunsero prontamente per arrestare il giovane orchetto ma, quando Saruman lo vide, capì che Kommon non era destinato alla galera, non una persona capace di svitare una pala d’elicottero usando un bicchierino di carta rotto. In breve tempo Kommon scoprì che la vita di strada non era la migliore a cui potesse aspirare, e accettò l’offerta di Saruman di seguire un corso universitario che gli permise di avere le conoscenze e le capacità necessarie per diventare il braccio destro del suo protettore. - Capo! – esclamò Kommon, con la voce resa roca dalla corsa su per le scale. – Ho una notizia terribile! Saruman scattò in piedi, gettando all’indietro la comoda sedia su cui era stato fino ad un istante prima. – Cosa succede? – Sapeva che quando il suo aiutante orchetto giungeva correndo in quel modo, da quella porta entravano pessime notizie. - Il cantiere dell’ospedale che stavamo costruendo per i bambini poveri è stato fatto saltare in aria! – esclamò l’orchetto, stringendo i pugni e guardando terrorizzato Saruman. Avevano promesso quell’istituto medico qualche anno prima, per curare i bambini affetti da malattie rare, e mancava ormai poco al completamento dello stesso. Tutte le più grandi personalità della Terra di Mezzo erano state invitate alla cerimonia di inaugurazione, compresi il Sindaco della Contea e Jimmy il fenomeno. Saruman fu sul punto di ingiuriare, ma si trattenne, non perché Kommon fosse di “primo pelo”, ma perché, in quanto orco, quando si cercava di insultare qualcuno, lui ci finiva sempre di mezzo. Corrucciando la fronte e occultando tutta la rabbia che gli ribolliva nell’anima, l’umano si voltò verso la finestra che aveva alle sue spalle e che dava sul quartiere scientifico di Isengard. – Si sa chi è stato? – chiese soltanto, anche se era sicuro di sapere chi fossero i colpevoli. - I Carabinieri sono intervenuti immediatamente, e dalle prime rilevazioni sembra sia stato un attacco del Culto del furmentun, sebbene non sia ancora stato rivendicato. – rispose l’orchetto, cercando di riprendere la calma, seguendo l’esempio del suo superiore. Saruman rimase qualche istante a fissarsi nello vetro della finestra, guardando contemporaneamente il suo sogno realizzato: Isengard. Isengard, fondata millenni prima da un gruppo di Vulcaniani fuggiti dal loro pianeta durante la rivoluzione della logica di Sarek e diretti verso Romulus, avevano imboccato l’uscita sbagliata allo svincolo di Betazed e erano arrivati sulla Terra di Mezzo. Non avendo trovato un distributore con della benzina verde per la loro astronave, decisero di stabilirsi dove ora si trovava la torre in cui erano siti gli uffici della Saruman Inc. Saruman, fin da giovane, aveva sempre avuto la passione per la scienza e la tecnologia, e decise che avrebbe creato una città in cui la conoscenza poteva evolvere e la tecnica avrebbe creato macchine al servizio dell’umanità, e non il contrario. L’unico problema consisteva nel fatto che per un progetto tanto titanico sarebbero serviti molti, molti soldi, e l’unica soluzione consisteva nel lavorare. Dopo anni passati a eseguire le mansioni più umili per racimolare pochi, sudati soldi, come il misuratore dell’erba da falciare o lo sherpa in Olanda (lavoro che, data l’assenza di montagne di rilievo nei Paesi Bassi, fruttava molto poco), un giorno vinse il jackpot al SuperEnalotto e divenne la persona più ricca nel mondo conosciuto. In pochi anni comprò ogni cosa presente nel territorio del paese fondato dai Vulcaniani ed iniziò la costruzione della Città della Scienza e della Tecnica, e migliaia di scienziati, tecnici ed esperti vennero arruolati per rendere Isengard la capitale intellettuale della Terra di Mezzo. In breve tempo qui vennero fatte le più importanti scoperte in ambito scientifico, astronomico, medico e via discorrendo, oltre ad invenzioni sconvolgenti per la società, quali ad esempio la saponetta-riccio, un sapone che non scivolava di mano perché aveva dei ganci che si attaccavano alla pelle di chi lo usava, o le chiavi con un loro numero di telefono, che chiamandole con il cellulare suonavano e si potevano trovare in pochi istanti. Naturalmente, mentre molti vedevano in Saruman un genio, un vero filantropo, altri lo odiavano, mettendo in giro voci infamanti sul suo conto, mentre altri cercavano di arrivare addirittura alla sua eliminazione fisica, come gli adepti del Culto del Furmentun. - Mi odiano, – disse Saruman alla stanza, dimentico della presenza di Kommon, – perché io ho raggiunto degli obiettivi importanti nella vita, mentre quelli lì, quella banda di folli con la mente bruciata dai troppi vidisciùn(4) che si sono fumati, non sanno fare altro che blaterare di ambientalismo senza nemmeno sapere cosa diavolo sia in realtà. Kommon non commentò, lasciando che il suo capo sfogasse la sua frustrazione. Molti credevano che Saruman passasse le giornate spaparanzato su un divano, circondato da elfe bellissime poco vestite, o impilando monete d’oro, per poi passare le sere a ricevimenti in cui stramiliardari si chiedevano l’un l’altro come ingrassare ulteriormente i già pingui portafogli o confrontare le donne che si erano portati a letto quasi fossero figurine dei calciatori. In realtà Saruman trascorreva almeno quindici ore al giorno rinchiuso in quell’ufficio, analizzando i rapporti spediti dagli scienziati che lavoravano nella sua città o studiando nuove ricerche da avviare; solo la domenica, dopo la Messa, si concedeva un pomeriggio nella sua casa di campagna, in compagnia dei suoi due cani e qualche amico. Una vita al limite, sapeva l’orchetto, ma non per gli eccessi, quanto per lo stress che impregnava le giornate del suo superiore: doveva seguire una dieta precisa e approfittare di ogni istante libero per poter svolgere un minimo di attività fisica nella spartana palestra che si trovava nella stanza accanto. - Ci sono dei giorni in cui manderei tutto al diavolo e me ne resterei a vivere nel mio allevamento di cavalli. – mormorò Saruman, sempre guardando la sua creazione che risplendeva sotto il sole, mentre le finestre riflettevano la luce sui parchi verdi dove gli scienziati, nei momenti liberi, potevano giocare a calcio o a golf, oppure passeggiare per ore, facendo birdwatching o safari fotografici. – Ci sono poi dei giorni in cui sono tentato di fondare un mio esercito privato, fornendolo con le migliori armi, e mandarlo a far tacere chi umilia il lavoro mio e dei miei uomini. Non era la prima volta che Kommon sentiva Saruman fare discorsi simili quando la rabbia e la frustrazione avevano la meglio su di lui, ma lo conosceva abbastanza da sapere che non l’avrebbe mai fatto. – Signore… sono state molte le persone che hanno cercato di migliorare il mondo ma il loro lavoro non è mai stato riconosciuto se non dopo molti anni. - E dovrei aspettare un secolo dopo la mia morte perché il mio nome smetta di essere beffeggiato da individui che si credono il dono di Dio all’intelligenza umana, ma che non sanno nemmeno allacciarsi le scarpe da soli? – sbuffò Saruman. - Signore, lei pensa alle persone che non capiscono il suo operato, ma dimentica chi ne ha giovato. – gli ricordò Kommon. – Pensi solo al calo degli… ehm… “incidenti” che la sua saponetta con le spine ha favorito nelle docce comuni dei penitenziari maschili sparsi per tutta la Terra di Mezzo. Saruman rimase un istante pensieroso, analizzando quello che il suo aiutante gli aveva appena detto. – D’accordo, amico mio, hai di nuovo rag… – ammise, ma la sua voce si spense quando vide qualcosa cadere dal cielo come un missile e sparire in un esplosione nel quartiere medico. Kommon, che non stava guardando la finestra, alzò letteralmente le orecchie quando Saruman accostò la sua razza ad una addetta al lavoro più antico al mondo. L’elicottero con le pale in lega sollevò un grosso polverone quando si avvicinò al terreno, a breve distanza dall’Istituto Superiore della Sanità, ormai ridotto ad un cumulo di rovine, di cui restava in piedi solo parte del muro perimetrale orientale. Saruman, seguito da Kommon, aprì lo sportello e balzò giù dall’aeromezzo ancora prima che i pattini dello stesso toccassero il suolo. L’umano e l’orchetto si fecero strada, sgusciando tra pompieri intenti a contenere incendi, ingegneri pronti a mettere in sicurezza l’area e medici provenienti da altri edifici nella zona che stavano assistendo i feriti e controllando che non ci fossero state fughe di agenti patogeni o sostanze chimiche pericolose per la salute. - Signor Saruman, – lo salutò con rispetto il capo pompiere Klenk, sporco di polvere e sudato per il calore sprigionato dalle fiamme dell’incendio. Non fosse stato per l’umano, Klenk non sarebbe mai potuto essere un vigile del fuoco, e per poterne vedere qualcuno all’opera avrebbe dovuto incendiare qualcosa. Fortunatamente, alla quarta casa che aveva dato alle fiamme, era stato assunto a Isengard. – sono felice che sia arrivato, sebbene sia tutt’altro che una lieta situazione. Saruman contemplò devastato per diversi secondi la distruzione dell’edificio in cui sperava venissero trovate le cure con cui sconfiggere malattie e alleviare i dolori di milioni di persone. – Quanti sono i morti? – Non chiese se ce ne fossero: sapeva che era solo una pia illusione che quell’attacco non avesse causato vittime… Abbassando la voce in segno di rispetto a chi aveva perso la vita in quello che, a prima vista, sembrava un attentato in piena regola, spiegò che il Professor Kirg era stato colpito in pieno dalla deflagrazione e non c’era più nulla da fare per lui: un grande luminare della medicina aveva abbandonato quella valle di malati ed era asceso in un luogo in cui il suo lavoro era inutile. All’interno dell’edificio, quando si era accartocciato su se stesso, tutti i medici stavano festeggiando nella sala in cui tenevano le gabbie con le scimmie per gli esperimenti. Secondo i primi accertamenti, nessuno si è fatto nulla quando c’è stato l’incidente, ma i medici si sono fatti prendere dal panico e, temendo che i soccorsi non facessero in tempo ad arrivare prima che morissero di fame, hanno deciso di accantonare momentaneamente il cannibalismo e si sono avventati sulle scimmie, mangiandole crude, alla Julienne o con un filo di aceto balsamico e qualche goccia di limone. Purtroppo le scimmie erano state infettate con un virus che solo la cottura avrebbe distrutto, e tutti i medici sono morti di herpes. - Cioè… – intervenne per la prima volta Kommon, – dei medici sono morti per l’herpes mangiando delle scimmie, ed il tutto in… quanto? Sono passati venti minuti dall’attentato? Il capo dei pompieri fece spallucce. – Ehi, hai mai visto una puntata di CSI? In un’ora scarsa fanno tre esami del Dna, uno del sangue, quattro ricostruzioni della scena del crimine e incastrano il colpevole, e intanto il troll che ha venduto una multiproprietà a mia nonna e poi se l’è mangiata sette anni fa non l’hanno ancora preso. A Saruman quello non interessava: lui voleva il colpevole, qualcuno da portare davanti alla giustizia con la colpa di aver ucciso e aver fermato lo sviluppo della scienza medica. – Sappiamo chi è stato a lanciare il missile? Klenk abbandonò la discussione con il suo simile sull’annosa questione se fosse più bello CSI: Brea o CSI: Gran Burrone, per tornare a rivolgersi all’umano. – Credevamo anche noi fosse stato un missile, ma una volta spenti gli incendi più pericolosi abbiamo trovato l’arma. Mi segua, prego. – e condusse Saruman attraverso le macerie e le volute di fumo che salivano lente, tra pompieri intenti a srotolare altri tubi o distruggere porte con le asce per controllare che nessun altro fosse rimasto intrappolato nell’edificio caduto. Giunsero faticosamente sulla sommità del cratere di quello che un tempo era l’Istituto Superiore della Sanità, un inferno di lastre di cemento e tubi che spuzzavano acqua, e videro ciò che l’aveva colpito. - Per gli dei! – esclamò Kommon, strabuzzando gli occhi, – Un robot! Ed un robot, dalle fattezze umane e costruito con pezzi di scarto e qualunque carabattola fosse possibile recuperare nelle discariche della Terra di Mezzo, era abbandonato scomposto nel buco che il suo stesso impatto aveva provocato. Un braccio si era staccato dal resto del corpo e una sostanza che poteva essere olio per motori sgorgava da alcuni tubi recisi; la testa, un tempo parte della statua che Saruman aveva fatto commissionato per commemorare suo padre, era andata in pezzi; un’immensa spiga disegnata con una pittura rossa spiccava sul petto devastato dell’uomo di ferro. - I Cultisti del furmentun… – esclamò Saruman vedendo il simbolo. – Cosa darei per avere uno di quegli ecoterroristi tra le mani! Alcuni tecnici, che erano giunti dall’Istituto di Robotica, chiamati dai pompieri per controllare il mostro metallico, chiamarono altri loro colleghi, ed insieme aprirono una mano dell’androide. Incuriosito dalle grida, Saruman volse lo sguardo verso i tecnici e, quando li vide estrarre un individuo dalla barba bianca che sembrava svenuto tra le abnormi dita del robot, si lasciò fuggire un commento che fece rizzare di nuovo le orecchie a Kommon. E a proposito di voli, com’è che sono due settimane che ad Alitalia non fanno scioperi? ___________________________________ 1. Che non è quello che ha inventato 007. 2. Perdonate un piccolo tocco di sano “paesismo” con questo importante medico che studiò la mente umana, nato a Teglio due secoli fa. Qui ulteriori informazioni. 3. Non è l’aiutante di Sherlock Holmes. 4. I rami secchi delle viti, tagliati durante la primavera, e bruciati durante l’inverno (anche se è reato punibile con la morte per forfora del terrorista e l’esportazione dei parenti dello stesso in località non meglio determinate). Nella zona della Media Valtellina è presente un breve ma intenso percorso escursionistico, in comune di Piateda. La passeggiata, dalla durata di circa tre ore, si dipana per tutto il tempo al fresco sotto la chiome delle piante dei boschi, principalmente querce, betulle e larici e, a differenza della tipica vegetazione delle montagne valtellinesi, solo pochi castagni. Anche a causa delle foglie cadute dagli alberi sul percorso, molto ripido nella prima parte, consiglio di sostituire le comode scarpe da ginnastica con calzature più indicate alla montagna, per evitare di scivolare ogni due metri. La partenza è, come già accennato, a Piateda, nella contrada di Valbona (che su Google | | La contrada di Valbona | Earth il “pallino” è posizionato erroneamente di un chilometro, mentre il nome della via è sulla strada corretta). Qui si può lasciare la macchina nei pressi di una fontana, lungo il torrente Serio, e attraversare il ponte per raggiungere il nucleo centrale della contrada. La mulattiera si trova ad Est, tra una vecchia abitazione ed un edificio in ristrutturazione, indicata da un piccolo cartello giallo poco visibile; una volta trovata, percorrete la stradina acciottolata tra gli alberi. Il primo tratto, che curva fino a dirigersi verso Nord, è relativamente pianeggiante e permette di dare un’ultima occhiata alla valle, per poi alzarsi subito e dirigersi verso Mezzogiorno. Qui la mulattiera si fa molto ripida e scivolosa a causa delle foglie, ma non è possibile perdersi grazie alle segnalazioni rosse e bianche sulle rocce e gli alberi. Dopo aver percorso nemmeno un chilometro (che, se non siete degli Skyrunner o delle capre, vi costerà molto tempo e sudore, tanto che la tabella di marcia “ufficiale” sulla bacheca lo da ad un’ora di cammino) giungerete ad un cartello che indica la posizione della chiesetta di San Vittore, su uno spiazzo appena oltre alcuni alberi. La chiesetta, ora sconsacrata, risalente al 15° secolo, poteva vantare una pala di Gianpietro Ligari, ora spostata nella chiesa parrocchiale di Piateda, oltre ad un altare in pietra, è in rovina e pericolante, specialmente il tetto. Un vero peccato, considerando la bellezza della costruzione e la posizione romantica in cui si trova, oltre a testimoniare la religiosità degli antichi abitanti della contrada che percorrevano quella strada impervia per partecipare alla Santa Messa (ovviamente la mulattiera aveva anche scopi meno spirituali, come raggiungere le contrade di montagna e le zone di alpeggio estivo dove veniva anche custodito il fieno per gli animali). Ritornando sulla mulattiera, il percorso riprende verso la quota. La strada si mantiene impervia e dopo mezz’ora di alberi ininterrotti si potrebbe decidere di abbandonare l’impresa e tornare alla macchina. Anch’io avevo questa idea, ma ogni goccia di sudore è valsa lo spettacolo che aspetta in cima alla salita. La quale, tra l’altro, finisce quando s’incontra un cartello giallo, lungo la mulattiera, che indica di proseguire a destra, lungo una strada più stretta, che quando ho percorso io aveva alcune piante abbattute che la ostruivano. Nulla comunque di complicato, perché basta scavalcarle. Dopo poche decine di metri, si iniziano ad intravedere alcuni edifici in pietra, ed un piccolo ponte più solido di quello che sembri. Siete giunti nell’antica contrada di Bettoli, ormai abbandonata da anni, come si può facilmente capire. Qui, durante l’estate, venivano allevate capre, le quali avevano anche il compito di tenere pulito il sottobosco, e raccolta la legna per l’inverno. Proseguite lungo la stretta strada che attraversa le case, fino a giungere ad un prato al termine del bosco | | Il ponte sul torrente Serio | in cui affiora un lastrone di roccia. Qui la zona è umida, quindi dopo la pioggia potrebbe essere difficile muoversi nel fango. Attraversate il lastrone ed il prato, per poi trovare un sentiero, dove potete fermarvi per mangiare o riposare. Proseguite fino a raggiungere, qualche decina di metri dopo, il ponte sul Serio, e trovare la destinazione del viaggio: le marmitte dei giganti. Il fiume ed in particolare i ghiacciai nei secoli andati, hanno scavato nella roccia delle conche, che creano uno spettacolo meraviglioso, unico nelle Orobie (così dice il cartello, poi non so se è vero o puro campanilismo…). La vista di queste meraviglie vale la fatica di giungere fino a qui. Per la discesa, si prosegue dritto, finché il sentiero non torna nel bosco e si dirige verso il basso, allargandosi. Alcuni tratti sono molto scoscesi con il rischio di scivolare, quindi consiglio di abbandonare la strada e camminare nel bosco, meno comodo ma più pianeggiante. La discesa non offre particolari viste, se non vecchie case lungo la strada sterrata che dopo qualche momento si incontra e si imbocca, o quando si è ormai prossimi al fondovalle, e si possono scorgere le abitazioni di Piateda e zone limitrofe. Nel caso non giungiate ad un incrocio e non sappiate quale strada seguire, prendete quella che conduce verso il basso. Dopo circa un’ora si giunge alla contrada di Valbona, dove avete lasciato la macchina. Consiglio comunque di seguire il percorso in senso orario (chiesetta – Bettoli – marmitte) e non farlo all’incontrario. Qualcuno potrebbe pensare di faticare meno salendo lungo la strada più piana e ridiscendere la mulattiera impervia, ma è solo un’illusione: la discesa sarebbe più pericolosa e dolorosa per le ginocchia. In più, la strada con la quale si scende è vietata al traffico, ed è richiesto il permesso del comune per percorrerla con automezzi. | Informazioni sull’escursione: | | | Lunghezza: | Circa 6 chilometri | | Numero di passi: | Circa 9000 | | Durata: | 3 ore o più | | Difficoltà: | Nell’andata: 4/5; nel ritorno: 2/5 | | Bellezza: | 4/5 | | Potete trovare l’itinerario ed i principiali punti di orientamento in un file visibile in Google Earth nella casella a destra (con la corretta posizione della contrada di Valbona): | | Potete trovare le foto scattate durante la mia escursione cliccando nella casella qui di fianco:
| | May 20 Sicuramente più degli inventori di questa pubblicità, poiché quello qui sopra è un test per il daltonismo, e questo disturbo visivo non ha alcun collegamento con il quoziente intellettivo.  E qui un’altra domanda che, secondo i pubblicitari, dovrebbe richiedere intelligenza. In realtà intelligenza e cultura non hanno nulla da spartire, l’una con l’altra, oppure una enciclopedia sarebbe più intelligente di Leonardo da Vinci, il quale ignorava perfino l’esistenza della famosa città del sud esta asiatico. Credevo che la pubblicità radiofonica fosse la peggiore, ma quella su Internet la batte di diverse lunghezze (e poi pagare quattro euro alla settimana per cosa?)! May 17 Per cominciare, se siete arrivati all’ultimo livello di questo action, vi consiglio di rifare tutto il resto del gioco anche due volte: diventerete più bravi voi ed il vostro personaggio acquisterà nuova esperienza che potrete usare per acquistare nuovi poteri e combo. Vi consiglio di comprare la combo “Frantumazione Sith” (quella che dopo due attacchi della spada laser, carica la stessa con il fulmine di forza), ed alzare al massimo salute. Se poi acquistate ogni possibile potenziamento è meglio. Saltando a piè pari la parte iniziale del livello, che ormai dovreste attraversare come se nulla fosse, giungiamo a quando dovrete scontrarvi con le guardie dell’Imperatore. Effettivamente, scontrarsi con un paio di esse è divertente, ma averne cinque contro contemporaneamente è abbastanza dura. La soluzione comunque c’è: nella piattaforma in cui si svolge il duello, nascosto in una postazione di console, c’è un holocron sith. Prendetelo, e ruberete la salute ai vostri nemici semplicemente standogli vicini: restate in mezzo al gruppo e prima che l’effetto svanisca dovreste aver mandato al tappeto la maggior parte dei nemici. Eliminate le ultime guardie e avvicinatevi alla gigantesca porta rotonda. Con presa della forza agganciate la “lancetta” e muovetela in senso orario, fino a far scattare gli ingranaggi ed aprite la porta. Percorrete il corridoio che compare finché non inizierà il filmato. Terminato questo, dovrete affrontare Darth Vader, che combatterete in tre “atti”. Il primo atto è un “semplice” duello all’arma luminosa, per il quale vi consiglio di potenziare la vostra arma con il cristallo che permette di aumentare il danno. Qui non dovrete fare altro che pestare fino a far cadere la salute di Anakin a metà, facendo attenzione a quando vi lancerà contro delle spinte di forza, facilmente schivabili andando alle spalle del vostro nemico. Attenzione a quando salterete, perché Darth Vader potrebbe eseguire su di voi una presa di forza, per poi scagliarvi contro un muro. Tamburellando all’impazzata il tasto che compare a schermo potreste anche riuscire a liberarvi, ma è improbabile. In più le vostre spinte di forza fanno gli faranno il solletico, il fulmine potrebbe restituirvelo e di prese nemmeno a parlarne. Una volta arrivati a metà salute, il combattimento si sposterà in un locale circolare, in cui Darth Vader si troverà su una bassa colonna circondata da campi di forza dannosi alla vostra salute. L’unico attacco (o per lo meno, quello più usato) sarà quello di scagliarvi contro oggetti della scenografia: agganciate Darth Vader e, quando starà sollevando un oggetto con presa di forza per tirarvelo, precedetelo con l’attacco “lancio della spada”. I danni inflitti saranno pochi, ma lui non potrà farvene alcuno (teoricamente…). Una volta stanco di prendere la vostra arma in faccia, Anakin salterà via dalla colonna e vi prometterà una brutta fine. Avvicinatevi a lui e, concatenando più combo possibili (anche solo “Frantumazione Sith”), riempitelo di danni, e non fatevi scrupoli a colpirlo quando è a terra. Lui lo farebbe. Una volta messo male, sconfiggetelo con la mossa finale. Qui comincerà un nuovo filmato, durante il quale l’Imperatore Palpatine vi ordinerà di finire Darth Vader. Ora potete decidere il vostro destino: saltando di sotto affronterete Darth Vader, mentre proseguendo sulla passerella vi scontrerete contro Palpatine. Consiglio di salvare la partita e di affrontare uno dei due, quindi ricaricare e sconfiggere l’altro. Anakin, durante il secondo scontro, si limiterà ad un attacco duro e puro, senza cambio di location o tante battute. Continuate a pestare, magari potenziando la spada con il cristallo che assorbe la salute dei nemici. Se sconfiggerete Darth Vader, avrete raggiunto il lato oscuro della forza, condannando la ribellione e sbloccando l’obiettivo “Vendetta”, 20 punti giocatore, oltre agli obiettivi che competono il completamento del gioco in relazione alla difficoltà da voi intrapresa. Invece, se volete diventare degli eroi per la ribellione, andate verso l’Imperatore seguendo la passerella. Quando vi sarete avvicinati, la zona verrà delimitata da un campo di forza che impedirà di uscire, ma non di entrare. Non toccatela, o vi danneggerà (ma non l’Imperatore, quindi evitate di lanciarvelo contro). A differenza di quanto possa sembrare, Palpatine ha una buona agilità, ed effettua piccoli scatti per evitare i vostri colpi, ma perseverando riuscirete a colpirlo. Il duello (anche se non si può definire in questo modo, in quanto il nemico non ha una spada laser ma usa solo la forza) si svolge così: attaccate l’Imperatore con la spada (non usate la forza perché gli farà un baffo, oltre a rimandarvela indietro), finché non si racchiude in una bolla protettiva. A quel punto raggiungete e superate uno dei due “muri” nella parte bassa dello schermo, restandovene nascosti: l’Imperatore prenderà possesso di diversi oggetti dello scenario e ve li scaglierà contro, uno alla volta. Restandovene nascosti non dovrebbe colpirvi, e non uscite finché non avrà terminato i suoi colpi; non usate “lancio della spada” come con Darth Vader perché non ha effetto quando è protetto dalla bolla. Usatelo piuttosto quando è attaccabile. In diverse occasioni l’Imperatore richiamerà alcune guardie: non vedetele come un problema, quanto la possibilità di ricaricare la vostra salute. Mentre le guardie si avvicinano, ponetevi al centro dell’arena e caricate “repulsione di forza”, quindi lasciate andare quando stanno per attaccarvi: probabilmente non li ucciderete sul colpo, ma un paio di fendenti di spada li lasceranno lunghi distesi. Eliminate le guardie, che aumenteranno di numero e/o potenza ogni volta (comunque mai nulla di particolarmente problematico), tornate a colpire Palpatine, che a sua volta riprenderà a lanciarvi contro gli oggetti. La cosa si ripeterà alcune volte, finché non avrete l’occasione di eseguire la mossa finale contro l’Imperatore. Partirà un filmato, e avrete finito il gioco, in questo caso nel lato luminoso della forza, sbloccando anche i 20 punti dell’obiettivo “Redenzione”, oltre a quelli del completamento del gioco. May 14 | | Cyanide su un famoso romanzo fantasy - 14/05/2009 - NEWS VIDEOGIOCHI, XBOX 360, X360, NOTIZIE VIDEOG Cyanide, team di sviluppo francese, ha acquistato i diritti dei romanzi della serie "Le cronache del ghiaccio e del fuoco" dello scrittore George R.R. Martin. Il team ha in progetto un videogioco basato su questa saga, con la speciale collaborazione dello stesso scrittore. Verrà realizzato per PC, PS3 e Xbox 360. Non è stato ancora precisato il genere di gioco che verrà prodotto, anche se si pensa ad un gioco di ruolo in chiave fantasy, ma si aspettano ancora ulteriori dettagli. | | No, buon Dio! Un videogioco basato sulla mia saga fantasy preferita, non ci credo! Ma diciamola tutta: come era possibile farsi scappare un universo tanto affascinante, quanto crudo e violento? La trama, per chi non avesse avuto la fortuna di leggere questi magnifici romanzi, è la storia di diverse persone provenienti da varie famiglie nobili poste di fronte al potere ed alla vendetta, che sia per puro desiderio di governare con la forza o salvare le sorelle sequestrate del nuovo principe, oppure riprendere il possesso del regno del padre, ucciso anni prima. In più, nella zona settentrionale del continente vivono selvaggi abitanti dei ghiacci, capaci di abomini indescrivibili, pronti ad invadere e distruggere il mondo civile, mentre un giovane principe sembra essere in grado di evocare una divinità dagli oscuri poteri. Infine, una ragazza, la figlia del re ucciso anni prima, decisa a riprendere il controllo del regno che le era stato portato via, quando crede di aver perso ogni speranza, scopre che le tre uova di drago che le erano state regalate avevano all’interno, vivi, gli ultimi tre esponenti di giganteschi rettili. L’universo in cui si svolge la saga ha diverse attinenze con il mondo reale: si possono trovare civiltà reali del passato che, sebbene non abbiano lo stesso nome, sono facilmente riconoscibili, come i mongoli che vivono nelle praterie del continente orientale; in più, vengono spesso descritti animali reali come i mammut od i velociraptor che sembrano vivere in zone poco popolate, oppure creature immaginarie, quali unicorni (non compaiono mai nei primi due romanzi, se non il corno di uno di essi che avrebbe soffocato un lupo), i già citati draghi e i metalupi (che poi sarebbero un lupo preistorico americano). Esistono anche diverse organizzazioni, come quella con il compito di controllare il ciclopico muro, la Barriera, che deve impedire agli uomini del ghiaccio di calare nei sette regni e distruggere la civiltà, oppure la gilda dei maghi, in cui la magia non è quella tipica dei fantasy, quanto piuttosto scienziati capaci di sfruttare alcune particolarità della natura, della chimica o della fisica, tutto nel rispetto del realismo. Ho letto due libri della saga, ed ero in cerca di quelli mancanti, ma ora, alla luce di questa meravigliosa notizia, non vedo l’ora di finire di leggere questa fantastica saga fantasy, sperando che il videogioco non sia uno di quei titoli di bassa qualità come spesso sono i porting.
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